giovedì 18 aprile 2013

La franchezza del tiratore


I franchi tiratori hanno una cattiva fama. Eppure, hanno sempre curato il bene della Repubblica. Per merito loro sono stati eletti i migliori presidenti. Oscar Luigi Scalfaro fu eletto dopo aver impantanato la candidatura Forlani. Il grande Luigi Einaudi fu eletto contro il conte Sforza che aveva già scritto il discorso di investitura. La regola è confermata anche al contrario. Senza franchi tiratori, alla prima votazione, al Quirinale andò Cossiga che poi divenne il Picconatore delle istituzioni repubblicane.

In quel geniale partito che era la DC - bisogna riconoscerlo – i franchi tiratori svolgevano una funzione moderatrice, di equilibrio e di saggezza, contro le decisioni rigide delle segreterie dei partiti. Almeno per una riconoscenza storica, quindi non bisognerebbe più chiamarli franchi tiratori bensì i saggi grandi elettori.
D’altronde, l’elezione del Presidente è forse il momento più creativo della vita parlamentare, è l’occasione dell’invenzione politica che nasce da imprevedibili decisioni dei rappresentanti del popolo. Compito dei dirigenti di partito in tali passaggi è niente di più e niente di meno che convincere i parlamentari. Non si può dire che stavolta ce l’avete messa tutta, lo dico a Bersani con la stima che gli porto da sempre. Sinceramente, non mi avete convinto.



Ho capito che siete mossi da buone intenzioni, cioè dall’esigenza di trovare un’ampia coesione nazionale nella scelta politica fondamentale per il Quirinale. Ho ascoltato tanti amici in questi giorni che me la spiegavano con argomenti limpidi. Più fastidiose, invece, mi sono risultate le lezioncine di alcuni dirigenti che anche nel 2006 ci spiegavano, con la stessa sicumera di oggi, la necessità di occupare tutte le massime cariche istituzionali: Marini alla presidenza del Senato e poi la Camera, il Quirinale e palazzo Chigi. Con quelle decisioni si rinunciò al piccolo vantaggio numerico al Senato e si diede un colpo mortale al governo Prodi.

Eppure a quel tempo maggioranza e opposizione avevano raccolto quasi quaranta milioni di voti e sarebbe stata sensata una scelta condivisa sui massimi incarichi istituzionali. Ma oggi Pd e Pdl non raggiungono neppure la metà dei consensi degli italiani aventi diritto al voto (solo 19 milioni su 46 milioni di elettori). C’è un’altra metà - non solo Grillo, ma gli astenuti e le liste minori – che ha fatto sentire il malessere e talvolta anche il disprezzo verso il sistema politico nel suo complesso. Di quale coesione nazionale stiamo parlando? Se ci chiudiamo nel recinto dell’accordo tra Pd e Pdl non ci sarà alcuna pacificazione, ma si accentuerà la frattura tra la politica e una parte grande dell’elettorato. Per ricercare l’autentica coesione nazionale si deve parlare sia agli elettori che hanno scelto i partiti sia a quella metà del popolo italiano che li ha severamente sfiduciati. Il Pd dovrebbe essere protagonista di un’ampia riconciliazione del popolo con le istituzioni repubblicane. Sarebbe un motivo di fiducia nell’avvenire, di cui il Paese ha grande bisogno.
A tal fine dovremmo candidare al Quirinale una personalità di caratura internazionale, perché si può uscire dalla crisi solo rafforzando il prestigio dell’Italia nel mondo. Oppure una personalità di garanzia che per le competenze e per le passioni civili che esprime possa ribadire la sovranità della Legge, ormai tanto vilipesa a tutti i livelli della vita nazionale. Diversi nomi in agenda consentono di cogliere questi risultati, ad esempio: Romano Prodi, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky.

Nel clima di fiducia creato da simili scelte sarebbe poi molto più facile costituire quel governo di cambiamento che andiamo cercando. Al contrario, l’accordo col Pdl ci porterebbe nel pantano delle insidie e dei voltafaccia berlusconiani che dopo venti anni dovremmo aver imparato ad evitare.
I nomi delle personalità che ho appena richiamato sono già all’ordine del giorno e potrebbero raggiungere il quorum alla quarta votazione. Quindi, proprio non capisco perché ci dobbiamo precipitare a eleggere il presidente al primo voto. Quando vado in un ristorante famoso per i secondi piatti di grande qualità, di solito mi tengo leggero sulla prima pietanza che mi viene offerta. Non mi appesantisco con una scelta frettolosa.


Questo è l’intervento che ho svolto all’assemblea dei parlamentari al Capranica. È stato forse uno dei discorsi più dolorosi della mia lunga militanza politica. Ma sentivo il dovere di pronunciarlo e sono salito sul palco per primo dopo la relazione di Bersani. Abbiamo anche dovuto respingere il ridicolo tentativo della presidenza di limitare il dibattito ad un solo parlamentare del Pd, che la dice lunga sull’arroccamento dei nostri dirigenti. Ho ricevuto consensi diffusi e ovviamente anche aspre critiche.

20 commenti:

  1. Sono dieci anni che sono d'accordo con Walter Tocci e tutti speravamo che diventasse ministro dell'Università e ricerca scientifica nel governo prodi. Invece le solite logiche di spartizioni politiche, che si stanno ripresentando anche in questi giorni, hanno trionfato, mettendolo in ombra e costringendolo alle dimissioni da coordinatore del settore Università e Ricerca. Con grande piacere noto che la sua grinta e la sua voglia di combattere per un cambiamento che anche allora si desiderava, sono rimaste intatte. Qui si corre il rischio di deludere tutti e di rompere il partito. Se è questo che vuole Bersani, se vuole un accordo con il PDL di Silvio Berlusconi, con tutto ciò che ne consegue, chiedo formalmente a Bersani di dimettersi dalla Segreteria PD e di indire immediatamente un Congresso che ridia la parola ai volontari e agli iscritti al nostro grande partito.

    Filiberto Biolcati Rinaldi

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  2. tutto giusto. Sono con te. la base del partito è per Stefano Rodotà (vedi ad es.sondaggio corriere) anche per motivi tattico-strategici. Quando i vertici del partito non interpretano la base vanno rimossi oppure il partito non c'è più.
    Marco

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  3. Non servono antenne particolarmente sensibili, per capire cosa bisogna scegliere. Basta parlare con gli amici di sempre, guardarsi in giro, leggere i giornali e gli opinionisti più avvertiti. Ma possibile che con la palla sul dischetto non riusciamo manco stavolta a segnare?

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  4. ANALISI COME AL SOLITO LUCIDA E PERFETTA, POGGIA L'ORECCHIO SUL CUORE PIU' NOBILE DELLA SOCIETA'ITALIANA E MANTIENE LA SPERANZA DI CAMBIAMENTO VERO. UN ABBRACIO MARCO CONTI

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  5. Mi pare che Fassina abbia detto anche che Rodotà non lo conosce nessuno. Anche questo fa cadere le braccia.
    ella

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    1. Chissà cosa gli hanno promesso... Franca/Nikta

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    2. complimenti ancora per l'articolo che tra le altre cose è stato ripreso dalla Gruber ad 8/30 su La7 e comunque grazie per aver ascoltato la base del partito, ora fate un altro passo avanti verso il cambiamento cercando convergenza con i 5 stelle. un saluto. marco conti

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  6. Grazie Walter,
    spero che molti altri votino secondo coscienza; non dimentichiamo che i dieci milioni di voti di cui si riempie costantemente la bocca il PDL e' meno di un quarto degli Italiani con diritto di voto e che DP e m5s rappresentano ciascuno una quantita' analoga di voti; in piu' il nome di Rodota' e' un nome su cui e' difficile avere obiezioni; non si puo' neppure attacarlo per avere 80 anni (quindi 87 a fine mandato) perche' Marini non e' da meno e in piu' meno male che ci sono stati in questi anni alcuni "vecchi"; comunque se vogliamo un presidente piu' giovane allora Zagrebelsky.
    Marina

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  7. Con questa mossa Bersani rischia di far schiantare "definitivamente" il PD... le minoranze a questo punto sembrano esistere proprio all'interno del partito dove pareri come questo non vengono pubblicizzati, si ricorre allo scandalo sui giornali più che alla coerenza e chiarezza politica di certe figure come Walter.

    Sinceramente se il "governo di cambiamento" tanto sbandierato e ricercato(?) da Bersani è questo che passa per Marini presidente della Repubblica, allora vuol dire che qualcosa non funziona e che le scelte fatte coi presidenti di Camera e Senato erano solo degli specchietti per le allodole.

    Glauco

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  8. Caro Walter, grazie come sempre per il tuo sforzo. Sta girando una lettera che dice: "Non sono io a non voler dare il mio voto al PD! E' il PD a non volere il mio voto!" Come non condividerla?
    Il profilo di Rodotà è incommensurabilmente più adatto di Marini. Ma, aldilà di questo, è il metodo che non si può tollerare. E’ il machiavellismo di quart’ordine di certi dirigenti PD che si sentono grandi strateghi, che è inaccettabile.

    Da due mesi siamo senza governo, con i problemi che sappiamo e che non elenco, perchè, diciamo, non sarebbe credibile un governo con Berlusconi. Giusto. Fino a sabato ci si lanciano reciproci insulti e accuse, bene. Poi il martedì ci mettiamo d'accordo su Marini?!
    Ma, se questo doveva essere l'esito, beh allora si doveva avere il coraggio morale di farlo apertamente, affrontando l’elettorato e spiegando a viso aperto la mancanza di alternativa, non inscenare questa manfrina per finire comunque nell’abbraccio con Berlusconi! Abbiamo perso due mesi fingendo di rifiutare l'abbraccio di Berlusconi e di voler piuttosto inseguire Grillo, e poi ci si contrapponi a Grillo sull’unica proposta sensata che abbia mai fatto? Ci si contrappone su Rodotà, una delle poche figure di alto profilo giuridico, in grado di garantire lo spirito della costituzione nella prossima legislatura, quando si andrà a toccare la costituzione e alcuni vorranno farlo a man bassa?
    Anzi peggio: si lascia cadere Rodotà, un candidato prestigioso, e di area PD, facendolo apparire come candidato di Grillo e lasciandolo cannibalizzare dai M5S? E su quale base si motiva la preferenza per Marini? Qual’è la coesione nazionale che Marini garantirebbe e Rodotà no? Infatti, neanche provano a motivarla, vogliono Marini e basta, Marini perché va bene a Berlusconi, Marini perchè in futuro tolga le castagne dal fuoco, forse a facilitare governi di “larghe intese” sui punti individuati dai saggi (questi inattesi e luminosi squarci nelle tenebre).
    Metà del paese non ha votato o ha votato Grillo; il PD ha perso tre milioni di voti. Ma resta impermeabile a tutto, a ogni ragionevolezza e a quello che la sua gente sta chiedendo, preda delle visioni autocratiche dei grandi strateghi che affossarono il governo Prodi sentendosi dei Talleyrand. Bellissimo sport, ripetiamolo ancora, affossiamo di nuovo un candidato di alto profilo e accordiamoci con Berlusconi su chi vuol lui. Grandioso progetto.
    Come si fa a non aderire a questo movimento “E’ il PD che non vuole il mio voto”?

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  9. Quello che trovo allucinante è che i democristiani nel PD continuino a farla da padroni. Non ci sono più i rivoluzionari di una volta, altrimenti si sarebbero uniti alla sinistra e cacciato il centro! Franca/Nikita

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  10. A me sembra che il gruppo dirigente del pd si sia comportato bene fino al 24 febbraio. Poi la situazione è diventata troppo complessa, per governarla servirebbe altra lucidità e altra visione strategica. Così non ce la possono fare, il rischio è una decomposizione totale. Sono pessimista, non credo che abbiano le abilità per sostenere un quadro politico così frammentato. In politica la virtù non s'improvvisa. Bersani ha scambiato il piano del governo con quello della presidenza: secondo me doveva cercare il dialogo con il pdl per un governo di scopo ma tenere ferma la propria posizione sull'elezione del presidente. Senza mediazioni. Tutto il contrario di quello che ha fatto. Il ragionamento va rovesciato: senza il voto del pd non possono eleggere un presidente. Dunque, scegliamo un nome, il migliore che abbiamo, e teniamo duro su quello, nella quarta votazione e oltre. Cosa possono fare? Un'alleanza tra Berlusconi e Grillo? Per me, punterei ancora su Prodi: mi sembra l'unico che abbia le capacità politiche per affrontare una situazione come questa. Ancora una parola su Barca: ottimo il suo documento per un seminario, ma manca completamente dei tempi della politica. Basta sentire per cinque minuti Renzi per rendersi conto della differenza di passo. Il mio consiglio? Lasci perdere.

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  11. Alessio Amodio18 aprile 2013 19:46

    Caro Walter, come forse già sai, ritengo che hai ragione nove milioni di volte...anzi dieci, undici, dodici... milioni di volte. Ogni volta la "paura" di vincere e l'incapacità di leggere nelle aspettative del nostro elettorato e della società ci portano a "sbagliare il rigore": passaggio lento al portiere o palla fuori. Tralascio le analisi degli errori che si stanno commettendo; cerchiamo di vedere se si riesce a correggere la rotta limitando i danni. Poi ci sarà un congresso, se il partito resiste, e sarà l'ultima occasione. Quindi un incoraggiamento a continuare la battaglia: puntiamo su Prodi, Rodotà o Zagrebelsky, su questi nomi fra i militanti e gli elettori il consenso mi sembra generalizzato. Ma quello che proprio non si sopporta è la logica dell'accordo con il PDL e la conseguente rianimazione di Berlusconi che, nonostante l'esito elettorale, era all'angolo

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  12. Filippo Messineo18 aprile 2013 23:35

    tieni duro caro Walter ! come vedi ancora una volta hai avuto ragione....Ma adesso la battaglia non è finita... Tu lo sai, ma è sempre importante ripeterlo : mai come in questo momento il Paese ha bisogno di un Presidente di alto profilo morale, in cui i cittadini possano mantenere la fiducia necessaria per impedire il collasso sociale che potrebbe derivare dall'effetto congiunto della crisi economica e della erosa credibilità dei partiti. I nomi possono essere quelli che hai fatto tu, non D'Alema ....

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  13. Bravo Walter, forse ce la facciamo. E poi .... alla stanga. Un abbraccio Raniero La Valle

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  14. Caro Walter,

    non so quanto i miei complimenti possano darti quella birra di cui le persone 'illuminate' (poche) di questo Paese hanno un tremendo bisogno.
    Non so se un'idea di sostegno morale possa in questo frangente rappresentare per te una spinta in più. Non so se sciorinare le mie idee sul rinnovamento indispensabile per l'Italia e per tutto l'occidente possano portarti elementi nuovi e convincenti per arricchire le tue riflessioni. Quello che so è che sono contento di vederti dalla mia parte (non avrei dovuto dubitarne, conoscendoti) e sapere di poter contare sulla tua azione positiva per salvare le sorti di Italia, Cittadinanza e pure del PD (da ultimo, ma io gli ho sempre dato la mia fiducia e vorrei continuare a dargliela) mi rincuora, mi da speranza. Grazie di cuore. Stefano Orsini

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  15. Compagno Tocci, anni fa leggendo Pier Vittorio Aureli, all'età di 24 anni, scoprii Mario Tronti, e iniziai a risalire lungo una complicata genealogia. L'attenzione sin lì dedicata allo studio universitario fu in molta parte riversata nella comprensione della realtà attraverso il pensiero degli antichi maestri. Negli ultimi 3 anni ho intrapreso un avvicinamento al partito democratico proprio a partire dal vostro esempio. Ho annullato ogni ambizione personale, ho imparato la misura e il rispetto, il concetto di persona e individuo. Ho capito la necessità dell'altro da me. Quando una persona, giovane, trova degli esempi viventi, dei paradigmi, è pronta in nome di quella coerenza a seguirli in capo al mondo; fin dentro alla propria umiliazione. Ma la comprensione dei passaggi è necessaria. e la coerenza è obbligatoria. Non rinuncerei alla coerenza offertami dalle vostre riflessioni e dunque rimarrei qui ad aspettare il vostro ritorno, a orecchie tese. Un cane fedele, che attende un ritorno di cui non sa dubitare. Ma ecco il punto. Ritorno da dove? quando vi siete allontanati? perché? Quale spostamento c'è stato rispetto ai giorni in cui Bersani era il segretario, Renzi un rottamatore e i giovani turchi un futuro gruppo dirigente senza ansie di protagonismo e già maturi per accompagnare i maestri nelle nuove stagioni. Come siamo arrivati a essere in disaccordo con la linea del segretario e in divergente accordo con Renzi? come si è arrivati alle affermazioni scomposte di Orfini che parla di necessità di passo indietro di una intera classe dirigente? come si può cambiare di colpo opinione sul Segretario sostenuto fino al giorno prima. Fino a quando non verrete a dare una spiegazione sarò qui ad attendere, ripetendo a chi mi irride, che la linea del segretario era di
    1-ampie convergenze sulla scelta del presidente della repubblica,
    2-governo di cambiamento con le forze progressiste

    e che questa linea è saltata principalmente per volontà politiche estrinseche ed intrinseche sia alla politica che al partito:

    1) Alla richiesta di dialogo per ampie intese sul presidente i principali gruppi editoriali si sono affrettati a criminalizzare la scelta con i soliti stratagemmi comunicativi (di linguaggio e di contenuti) fino all'utilizzo di video di nessun significato come quello bersani-alfano.
    2) alla richiesta di definire un presidente di tutti il M5S ha rifiutato (siete morti, morto che parla, apriscatole ecc...) per imporre lei un candidato non da negoziare ma da accettare. Così il Pd avrebbe dovuto rivolgersi interamente a una sola forza che fingeva aperture con parole vaghe (tipo "votateci il presidente poi si potrà pensare al programma per un governo") e contraddittorie (un portavoce apre un altro chiude ecc) .
    3) dal dialogo con il pdl è emerso Marini accettato anche da lega e monti. una figura a metà tra noi(pd sel M5S) e loro (pdl, lega, monti)
    4) all'annuncio di marini il Pd inizia a produrre tutti i tipi di pensieri divergenti.
    La situazione si fa nebulosa e tra quello che si dice, quello che si fa e quello che si vorrebbe accadesse non si capiscono più ne gli attori ne i risultati. ad eccezione del'attore per eccellenza Renzi e del risultato più eclatante, le dimissioni di Bersani.

    Sono convinto della bontà delle vostre intenzioni e della lungimiranza del vostro sguardo. Mi fido della vostra strategia, ma iniziate
    a spiegarmi qualcosa.

    Questi pensieri disordinati e affaticati dalla lunga giornata di "passione" politica sono rivolti a lei e al senatore Tronti.

    Gabriele Testa

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  16. Ho letto, come sempre, anche questo intervento, con malta condivisione, ma solo oggi e, "a cose fatte". Non so trattenere una riflessione:la proposta di Bersani al parlamento di rieleggere Napolitano alla Presidenza della Repubblica é una risposta, essa stessa, da "tiratore"?

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  17. Telefonandoti,ero certo che saresti stato tenace sostenitore del comune sentire di tanto,tantissimo popolo della sinistra.Ora ti,ci aspettano altre grandi battaglie da combattere insieme.Un caro saluto Carlo Loccarini

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  18. Bella sorpresa! Mi ricapita di incontrare Walter Tocci... Anni fa ci eravamo scritti più volte, quando, all'opposizione, stava facendo un bel lavoro di ripensamento dell'istruzione e università. Si vede che aveva lavorato troppo bene, visto che poi, al momento buono, è sparito nel nulla. Questo PD è davvero allucinante. Non mi stupisce che Tocci abbia tirato "franco", cioè libero
    Claudio

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