lunedì 17 giugno 2013

Ascoltando i giovani di OccupyPD



Mi sono proprio divertito all'assemblea di OccupyPD a Bologna. Un modo intelligente di discutere: nei gruppi di lavoro sono stati approfonditi diversi argomenti, poi portati a sintesi per fasi successive nell'assemblea plenaria. Tutti i partecipanti hanno preso la parola e la discussione ha elaborato precise proposte per costruire un partito aperto e creativo. In due parole si potrebbero riassumere così: le primarie non solo di domenica, anche nei giorni feriali; non solo per votare qualche volta i candidati ma per partecipare tutti i giorni alle decisioni; non solo per acclamare il leader di turno, ma per far contare la forza di milioni di cittadini.


Immaginate una riunione della Direzione Nazionale del PD che si svolgesse con questo metodo, non solo sarebbe più produttivo, ma forse le correnti faticherebbero a tenere sotto controllo i diversi tavoli di lavoro. Sarebbe tutto molto diverso dalle solite assemblee dominate da pochi oratori, mentre scema l'attenzione di chi ascolta, senza arrivare ad alcun risultato. 



Mi ha fatto piacere passare una giornata intera ad ascoltare questi giovani, nelle riunioni di gruppo e poi nelle chiacchiere durante le pause. Sono ragazzi fantastici, ricchi di idee, generosi nell'impegno, in cerca di cambiamenti, ma sempre molto con i piedi per terra. Mi hanno raccontato i loro progetti, sia in politica sia nel lavoro. Vorrebbero più apertura, più libertà, più qualità sia nel Pd sia nella società. E invece in entrambi trovano i medesimi difetti, strutture bloccate e ceti autoreferenziali. Vorrebbero cambiare il Pd per cambiare la società. È un bel programma. Solo la generazione dei nativi democratici può realizzarlo. La nostra generazione dovrebbe aiutarli, senza occupare le prime file, mettendosi al servizio del cambiamento. 

Quante risorse non ancora messe a frutto! Un patrimonio di militanza che si ricrea da una generazione all'altra con nuove passioni e nuovi linguaggi. Un elettorato intelligente che si è abituato a fare da solo perché non può fidarsi dello stato maggiore dopo i troppi errori commessi. Anche le ultime vittorie nelle città sono frutto della mobilitazione spontanea degli elettori con l'aiuto di militanti e di giovani amministratori ancora ben radicati nel territorio. A Roma c'è stato un differenziale di circa 15 punti nello stesso giorno tra i voti per le politiche e per le regionali. Quella differenza ha portato poi alla vittoria di Marino sindaco. C'è un Pd locale che vince nonostante quello nazionale, ma i massimi dirigenti hanno cercato di prendersene il merito. Tante altre vittorie potrebbero venire se i militanti e gli elettori trovassero una nuova classe dirigente all'altezza del compito. 

Il Pd non è ancora il Pd. Al suo interno ci sono le energie per farne un grande partito popolare, ma sono frenate da troppe bardature del passato. La linfa fatica a risalire nei rami alti dell'albero, troppe strozzature lo impediscono. La vitalità, la freschezza e la fantasia dei giovani di Bologna e di tanti altri impegnati quotidianamente nei territori sono un giacimento ancora non valorizzato pienamente.

Invece, le decisioni nazionali sono sempre dominate dalle logica asfittica delle correnti, soprattutto quando si tratta degli organigrammi, dal governo, agli incarichi parlamentari, alla segreteria del partito fino alle organizzazioni territoriali. Che poi non si capisce neppure con quale legittimità gestiscono questo potere. Sono gruppi di pressione poco trasparenti e privi di una rappresentanza congressuale. Comandano senza alcun mandato democratico. L'arbitrio dei 101 ha imposto il ribaltamento della linea politica proposta agli elettori. Ora vogliono far dimenticare quel disastro continuando a imporre la stessa logica. Non si può più accettare questo governo illegittimo del partito. 

Ora ciascuna corrente per sublimare la gestione del potere scriverà un bel documento congressuale annunciando magnifiche sorti per il futuro. Tutti ormai dicono che ci vuole un partito bello e buono, ma nessuno rimuove gli ostacoli che impediscono la bellezza e la bontà. 

Mentre ascoltavo i ragazzi di Bologna mi risuonava nella memoria il più bell'articolo della nostra Costituzione: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli…. che, limitando di fatto la libertà.. impediscono … il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione…". Si riferisce all'eguaglianza nel nostro Paese, ma mettendo le parole giuste nei puntini di sospensione la frase potrebbe valere anche per la democrazia del nostro partito. C'è bisogno di un articolo 3 per rimuovere gli ostacoli che impediscono al PD di vincere.


8 commenti:

  1. Caro Tocci, da diversi tavoli di lavoro a Bologna è uscita fuori la proposta di "primarie" sulle decisioni, solo che bisognerebbe farle dopo le elezioni, non prima, come succede con le primarie.

    Come forse hai sentito a Bologna nel breve discorso di presentazione su invito (e già sapevi e condividi da tempo), le primarie sulle decisioni sono un progetto del Cnr (e tu ti occupi di ricerca scientifica) e si chiamano "doparie". Paura di nominarle? non credo, e allora...:)

    comunque bellissimo tuo articolo, come molti dei tuoi ultimi. alla prossima. ciao!

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  2. Bello, mi auguro che si possa dare un seguito per non farlo restare solo una bella riflessione...

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  3. Walter, i giovani appassionati, che amano la vita, che desiderano un futuro, sono quelli che possono dare una scossa al PD! Lascia perdere i territori,perché ci si trova di tutto. Roma non fa testo: Marino ha vinto facilmente perché non aveva avversari per quei pochi che sono andati a votare. La situazione italiana è gravissima e la nostra classe politica tira fuori sempre i soliti copioni... anzi no, questa volta si è inventata il presidenzialismo! Bisogna rimettere le preferenze e allora sai quanti ne facciamo fuori? In ogni caso bravo Walter! Sei aperto alle innovazioni e generoso con tutti (compagni di partito e avversari politici) come sempre. Grazie. Nikita.Russka

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  4. Bene, ora iniziamo a dibattere di cose concrete, come gli F35 e Taranto.

    Ho letto dell'iniziativa di Civati, di Casson ed altri deputati PD, di Sel e di M5S sugli F35.

    Occorre saldare politicamente la questione alla riconversione di Taranto: i 15 miliardi risparmiati si devono investire per fare di Taranto il primo 'Deep Sea Port' del Mediterraneo, insieme al gruppo Hutchison Whampoa, che è disponibile ad investire 1 Euro per ogni Euro investito dallo Stato.

    Con 30 miliardi in tre anni Taranto può rinascere, ritrovando la sua vocazione originaria e dando un contributo allo sviluppo di quella che può diventare la prima industria italiana: la logistica portuale ( e non solo: anche aereoportuale, ferroviaria, navigazione domestica commerciale).

    Vogliamo iniziare un serio dibattito sul futuro dell'Italia e del suo piano di riconversione industriale?

    Saluti Progressisti!

    Antonio J. Manca Graziadei, avvocato, militante Sezione Giustizia PD, Roma

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  5. Vedi video: La rabbia di un tesserato PD: «Se avete fallito ve ne dovete andare»
    10-05-2013

    La rabbia di un tesserato PD: «Se avete fallito ve ne dovete andare». Alla vigilia dell'Assemblea del Partito Democratico, l'Onorevole Sassoli viene contestato da un militante


    http://mobile.corriere.it/m/unamammaimperfetta/corrieretv/dettaglio/0/d3dbe5dc-b9ae-11e2-a28f-ca192031e3e7

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  6. Pietro Bolenares21 giugno 2013 10:55

    Ma questi giovani del Pd sapranno sempre mantenere vivi i "sogni dell loro giovinezza", oppure se e quando "occuperanno" davvero il partito li dimenticheranno subito o comunque presto? Ad esempio, da questo punto di vista, l'opportunismo di taluni "giovani turchi" - quasi "cheveguaristi" a parole "poltronisti" di fatto - è un inquietante precedente.

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  7. Caro Walter,
    nel tuo post sento riecheggiare la proposta di F. Barca sul Partiro Nuovo per un Buon Governo. Personalmente, al netto di un pò di accademico, trovo molto interessanti le proposizioni dello "sperimentalismo democratico" e della "mobilitazione cognitiva". Mi pare inoltre che risuonino con le tue riflessioni di qualche tempo fa sulle "scuole di partito" e la formazione politica in generale.
    A mio parere sarebbe molto interessante un confronto, magari in sede CRS, sui questi temi.
    Romeo Pernice

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