venerdì 12 dicembre 2014

Era meglio la legge Scelba: perché non va bene l'Italicum.

Intervento in Senato nella discussione sulla legge elettorale, 13 Marzo 2015.

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Signor Presidente, signori senatori,

l’Italicum è invecchiato prima di nascere. Si procede ad approvarlo per inerzia, con la solita sicumera, ma fuori dalla realtà del Paese, senza risolvere la crisi di fiducia tra politica e cittadini, anzi rischiando di aggravarla. 

La crisi è cominciata quasi dieci anni fa con il Porcellum che ha rotto il rapporto tra eletti ed elettori aprendo la via alla delegittimazione della Casta. Si sperava in una svolta per restituire lo scettro agli elettori e invece si prosegue con l'ancien régime. La legge Del Rio assegna al ceto politico l’elezione dei consiglieri della Provincia e della Città Metropolitana. Lo stesso metodo di elezione di secondo grado sarà applicato nella nomina dei senatori, secondo la proposta di legge Boschi. E per quando riguarda la gran parte dei deputati l’Italicum conferma il potere di nomina da parte dei capi-partito. Nella nuova versione si vuole mitigare l’effetto Porcellum aggiungendo una quota di eletti con le preferenze che riguarderebbe però solo i primi due partiti. Tutti i fenomeni corruttivi, da ultimo e più gravemente il caso romano, sono caratterizzati dalla furiosa lotta di preferenze tra correnti di partito. Dubito che sia utile reintrodurle proprio adesso nella legge elettorale nazionale.

Il secondo Italicum mette insieme i due meccanismi più screditati: le preferenze e i nominati. Di conseguenza il rapporto tra eletti ed elettori può solo peggiorare.

Inoltre, il Parlamento e il Governo ottengono una diversa legittimazione elettorale: molto forte per il capo dell’esecutivo scelto direttamente dal popolo e molto debole per i parlamentari ancora in gran parte nominati. Si accentua in questo modo la sudditanza del potere legislativo rispetto a quello esecutivo, già messa in pratica con l’abuso della decretazione d’urgenza e proiettata in futuro con la revisione costituzionale.

Non viene neppure preso in considerazione invece lo strumento che ha sempre ben figurato nell'esperienza italiana, quel collegio uninominale che realizza un rapporto diretto tra cittadini e parlamentari. Fui eletto con il Mattarellum nel collegio di Monteverde a Roma e presi l'abitudine di fare una passeggiata nel quartiere una volta a settimana. Ricevevo dagli elettori tante segnalazioni, proposte e critiche che mi davano il polso della situazione. Allo stesso tempo si era sparsa la voce nel quartiere che si poteva incontrare per strada il deputato. In forme diverse, quasi tutti i parlamentari mantenevano allora quel legame che poi fu reciso dal Porcellum.

Certo, il collegio uninominale non è la panacea di tutti i mali, però mitiga i difetti degli altri sistemi. Rispetto alla lista dei nominati elimina il problema segnalato dalla Corte di una scarsa riconoscibilità dell’eletto. Anzi, si instaura una relazione diretta che consente all'elettore un controllo non solo al momento del voto ma anche durante l’attività parlamentare. Rispetto alle preferenze la delimitazione territoriale del piccolo collegio spezza le filiere lunghe che tengono insieme le correnti di partito e i gruppi di interesse.

Si potrebbe oggi introdurre un'innovazione importante: il collegio binominale con la candidatura di una donna e un uomo in modo da eleggere un Parlamento nella piena parità di genere.
Il collegio conferisce forza e autonomia ai parlamentari. Il legame con gli elettori vivifica la libertà del mandato e la rappresentanza della nazione, secondo i principi dell’articolo 67 della Costituzione. Su tale base si avrebbe un riequilibrio della forza del Parlamento rispetto al Governo. D'altronde, basta pensare al Senato americano che riesce a fare da contrappeso al Presidente proprio perché è composto da personalità politiche ben radicate nella realtà di quel grande Paese.

Infine, merito del collegio è anche la flessibilità che ne consente l’applicazione ai sistemi elettorali più diversi, come dimostra proprio la storia della legislazione italiana in materia. Si è accompagnato al sistema maggioritario nel Mattarellum, cancellato proprio perché era una buona legge. Si potrebbe ripristinarla, correggendo alcuni piccoli difetti, come proponiamo con un emendamento che ho firmato insieme al senatore Chiti e ad altri colleghi.

Il collegio fu utilizzato in passato anche in un sistema proporzionale puro con la vecchia legge per le Province e addirittura in un sistema misto nella Prima Repubblica con la vecchia legge elettorale del Senato. Con questa, infatti, il candidato che superava la soglia del 65% veniva eletto direttamente, mentre al di sotto partecipava al riparto dei seggi con metodo proporzionale. La norma scaturì da un famoso emendamento Dossetti-Togliatti che modificò la proposta iniziale del ministro Mario Scelba presentata nel dicembre del 1947 con la soglia fissata al 50%. 

Questo era un modello semplice perché non solo affidava al cittadino la possibilità di eleggere direttamente il senatore ma anche di contribuire con il suo voto a decidere quale sistema elettorale si dovesse applicare. Infatti, se un partito superava la maggioranza assoluta il collegio funzionava come fosse maggioritario, se invece nessun partito riusciva a prevalere nettamente sugli altri si otteneva una pura rappresentanza proporzionale. Chissà come sarebbero andate le cose se fosse stata approvata la proposta originale. Le diverse possibilità della storia repubblicana sono contenute in quella differenza di soglia tra il 65% e il 50%. Si è dimenticato il disegno di legge del 1947 perché poi l’immagine del ministro è rimasta legata alla legge del 1953, chiamata “legge truffa” solo perché conferiva un premio di maggioranza al partito che superava la maggioranza assoluta, una soluzione che oggi apparirebbe molto più prudente dell’Italicum. Da giovane consideravo Scelba un politico autoritario, oggi mi apparirebbe un sincero democratico.

Comunque, la proposta del 1947 rimane ancora oggi la migliore legge elettorale. Ho presentato un emendamento per introdurre nel nostro dibattito la proposta del 47, che rimane ancora oggi la migliore legge elettorale, anche perché assegna la quota maggioritaria solo quando corrisponde a un orientamento nettamente prevalente nell'elettorato. E qui forse è il suo pregio più importante, poiché una legge elettorale può aiutare la governabilità aumentando la forza parlamentare del primo partito ma non deve imporla artificiosamente con premi di maggioranza troppo forti che stravolgono la rappresentanza. Contro questo squilibrio la Corte costituzionale ha usato parole severe nella famosa sentenza contro il Porcellum. Ma dovrebbe bastare il buon senso politico a evitare gli eccessi.

Si è dimenticata una semplice verità: per governare il Paese, soprattutto per attuare riforme difficili, occorre il consenso popolare - che è come il coraggio di Don Abbondio - chi non ce l’ha non se lo può dare ricorrendo esclusivamente agli artifici delle leggi elettorali. Se si esagera con premi di maggioranza che aumentano di circa il 50% la rappresentanza parlamentare si formano governi per forza che non riescono a operare un vero cambiamento, ma ottengono il risultato di allontanare dai seggi ulteriori quote di elettorato. È già successo in parte nella Seconda repubblica e ora il fenomeno sembra accentuarsi. Invece di riflettere sulla perdita di rappresentanza si diffonde una coazione a ripetere. Più diminuiscono i voti dei cittadini e più aumentano i premi di maggioranza ai partiti. Si rischia di formare governi maggioritari all'interno di democrazie minoritarie. I risultati delle ultime elezioni regionali danno una misura allarmante del paradosso.

C’è davvero bisogno di cambiare verso. Occorre una legge elettorale diversa dal Porcellum e dall'Italicum, per restituire agli elettori la possibilità di guardare in faccia gli eletti. Occorre un sistema elettorale che aumenti il numero dei cittadini che votano. Perché sentono di poter contare nella competizione democratica sul governo del Paese.

Infine, signor Presidente, mi consenta di mettere a verbale il mio sconcerto per la penosa trattativa che si è svolta tra il Governo e alcune opposizioni sulla data di entrata in vigore della legge elettorale. L'argomento non dovrebbe essere oggetto di mercanteggiamento. Appena approvata la legge elettorale si dovrebbe andare subito a votare.

La legislatura dovrebbe essere a termine per evidenti ragioni costituzionali e politiche. Quando ha bocciato il Porcellum la Corte ha chiarito che il mandato di questo Parlamento è legato strettamente all'approvazione della legge elettorale.
Inoltre il Governo procede senza un chiaro mandato degli elettori. L'alleanza spuria tra destra e sinistra è legittima solo in via eccezionale e per un tempo definito, ma non per l'intera legislatura.
Dall'elusione di elementari principi costituzionali e politici non può discendere una buona riforma.

7 commenti:

  1. Questo governo peggiora , con le sue leggi, ogni giorno.I cittadini per riaquistare fiducia hanno bisogno di persone oltre che oneste anche competenti .

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  2. Stimo molto Tocci ma i collegi uninominali sono una pessima cosa.

    1) favoriscono i partiti grandi negando la rappresentanza alle minoranze (Tocci propone delle modifiche in senso proporzionale citando il 1947 ma mi sembra che non spieghi se si voterebbe con due schede come in Germania: una per il partito e una per il candidato del collegio uninominale: in tal caso questo difetto non ci sarebbe);

    2) favoriscono le candidature dei nominati: Renzi per dire potrebbe candidare i suoi uomini nei tantissimi collegi sicuri (il centro-sinistra pure nei periodi peggiori ha alcune regioni con tanti collegi strasicuri) e sarebbe come avere il listino (in misura minore lo potranno fare anche la Lega e Berlusconi);

    3) non favoriscono (al contrario di ciò che dice l'ottimo Tocci, che prende un clamoroso abbaglio) il rapporto con gli elettori del proprio collegio, in quanto spesso il candidato è paracadutato da Roma e viene eletto ugualmente in quanto non ha bisogno delle preferenze: ho ti mangi questa minestra o ti butto dalla finestra (chi non voterebbe un candidato di centrosinistra piuttosto che vedere eletto quello di centrodestra? E il PD stia attento perché in effetti forse molti potremmo di fronte a candidati osceni, votare il Movimento5stelle, ma non sarebbe mai un deterrente per Renzi, se non in qualche collegio a rischio in cui manderebbe una brava persona a rischiare);

    4) (legato a 1, ma differente) tendono a fare creare le coalizioni e se questo era a mio avviso un pregio del Mattarellum lo è stato perché avevamo Romano Prodi; con Matteo Renzi, si creerebbe una coalizione alla sinistra del PD (che io voterei, per esempio) producendo una frammentazione dei voti, già legata all'esistenza del M5S.

    NO AI COLLEGI UNINOMINALI, piuttosto meno peggio l'Italicum, su cui magari facendo una battaglia feroce si possono eliminare i listini dei nominati. Ancora meno peggio il Consultellum. (Ammirabile in ogni caso che i collegi uninominali li proponga Tocci che essendo della minoranza PD sarebbe certamente candidato in un collegio storicamente perdente per il centro-sinistra)

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  3. Caro Walter,
    condivido in toto l'elogio del collegio uninominale (e, dunque, non concordo con la critica di Ludovico).
    Però bisogna esser seri (anche perché, se no, andiamo al manicomio): la battaglia condotta finora in modo strenuo dalla "sinistra PD" è stata proprio per introdurre le preferenze (e mi sembra lo sia ancora). Immagino dunque che questa tua posizione debba esser letta anzitutto in chiave di forte autocritica.
    Del resto, questo è il portato inevitabile del fatto che la - giusta - critica al porcellum ha cavalcato soprattutto un argomento, che è stato quello che principalmente è passato: si sottrae agli elettori il diritto di scegliere i deputati!
    Se questo è l'argomento, è inevitabile che la conclusione sia quella di ritenere il sistema delle preferenze come il migliore (ed ha buon gioco Ludovico nell'affermare: chi sceglie i candidati nei collegi?).
    Io non ho alcun dubbio sul fatto che, con le preferenze, passerebbero "i peggiori": Di Stefano e Coratti - tanto per dire - starebbero (sarebbero stati) in cima alla lista degli eletti.
    Preso atto che il collegio uninominale a doppio turno lo abbiamo voluto e lo vogliamo solo noi - e che dunque non si può fare - mi sembra che l'Italicum, come si va profilando, possa essere un buon compromesso.
    Sulla legge Scelba ci andrei cauto, e ti invito a riflettere: quella legge, lungi dal porsi il problema di garantire la governabilità, attribuiva alla coalizione che già superasse il 50% dei voti un numero di eletti tale da poter modificare la Costituzione senza che fosse possibile ricorrere al referendum popolare. Abbiamo molte cose da farci perdonare del nostro passato, ma tra queste non c'è quella di aver definito quella legge come legge truffa.
    Abbracci, Nicola

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    1. Caro Nicola, già non sopporto l'ortodossia di Renzi non mi ingabbiare in quella della "sinistra Pd", peraltro ancora difficile da precisare; per parte mia ho sempre sostenuto il collegio uninominale. Da quando nel 2006 è stato cancellato dal Porcellum è cominciata la crisi politica italiana e la polemica contro la Casta. Ritrovare un rapporto diretto tra eletto ed elettore sarebbe oggi necessario come il pane. Renzi ha già imposto diversi cambiamenti al patto del Nazareno, e Berlusconi è ancora più debole di prima, non so neppure se è in grado di rispettare gli accordi; se fossimo convinti noi si troverebbe la strada per il collegio uninominale compatibile con l'Italicum. Insisto che la legge Boschi è meno garantista della legge truffa; basta il 40% e non il 50% al partito di maggioranza per cambiare la Costituzione con il premio alla Camera a fronte di un Senato debole numericamente e politicamente. Rimarrebbe solo la difesa del referendum, speriamo che non serva e nel caso peggiore che possa bastare. Comunque, nel mio argomento principale non mi riferivo alla legge truffa ma alla meno conosciuta proposta Scelba del 47, che era geniale, perché maggioritaria sopra il 50 e proporzionale al di sotto. Erano altri tempi e altri politici, anche i peggiori di allora sarebbero niente male oggi.

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  4. Per combattere i signori delle preferenze (che non dovrebbero essere proprio candidati: del resto se vengno candidati ed eletti con le preferenze, verrebbero a fortiori candidati ed eletti se paracadutati in un collegio uninominale e tanto più saranno candidati ed eletti automaticamente dentro le liste bloccate), c'è la possibilità di unirsi in tanti elettori onesti per votare candidati onesti e far ricevere loro tantissime preferenze, più di quelle che andrebbero ai Di Stefano e ai Coratti!!!

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    1. Capisco le tue obiezioni, la materia è opinabile e i difetti ci sono in tutti i sistemi elettorali; credo che il collegio colga l'obiettivo principale di consentire al cittadino di riconoscere e di controllare il parlamentare anche durante il suo mandato. Poi volevo rassicurarti che non verrò emarginato in un collegio perdente per il semplice motivo che non mi candiderò alle prossime elezioni.

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    2. E' certamente triste trovarsi a pensare alla soluzione meno peggiore. Io, magari sbagliando, vedo i difetti meno gravi nel proporzionale con collegi plurinominali molto grandi e con preferenze; e personalmente troverei come correttivo maggioritario meno negativo il principio della Legge Calderoli del premio alla coalizione, che in un bipolarismo risulta un premio di maggioranza basso e distribuito fra tante forze politiche differenti, una cosa positiva di cui non si parla (ma sono contrarissimo alle liste bloccate e agli sbarramenti).
      Scusa che non ricordavo il tuo annuncio per la prossima legislatura; è un peccato per tutte le persone colte e riflessive perdere dal parlamento una delle poche figure di spessore.

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