mercoledì 24 giugno 2015

Discorso sulla scuola in Senato


Il mio intervento nell'aula del Senato sul disegno di legge per la scuola, del 24 Giugno 2015.

Ho apprezzato il presidente Renzi quando ha riconosciuto di aver commesso un errore sulla scuola. Erano parole impegnative e inusuali e credo anche sincere. I sostenitori si sono affrettati a sminuirne il significato dicendo che ha sbagliato solo il messaggio della riforma. Ma come si fa ai tempi nostri a separare la comunicazione dalla politica? E anche ai vecchi tempi non era un buon segno quando si diceva “la linea è giusta, il popolo non la capisce”.

Il presidente non solo sa bene che l’errore è stato politico, ma ha cercato di correggerlo. Abbiamo salutato tutti con piacere la proposta di riaprire il dialogo convocando una grande conferenza a luglio. Ci ho creduto, cercando nel mio piccolo di dare un contributo, non solo con i pochi caratteri di un sms al presidente, ma con decine di pagine di proposte ritenute innovative da osservatori neutrali. Con lealtà verso il governo e impegno a favore del mio partito, sia per il passato sia per il futuro.
Poi c'è stata la marcia indietro di Renzi. In poche ore si è passati dall’offerta di un confronto all’imposizione del voto di fiducia. Non si può non vedere che la svolta è stata decisa in una sede davvero anomala. Venerdì scorso si è tenuta a Palazzo Chigi una riunione di partito, anzi della sua corrente maggioritaria, senza neppure invitare il relatore senatore Conte.

Il risultato fa tristezza solo a dirlo. Per la prima volta nella vita repubblicana il Senato è costretto ad approvare una legge sulla scuola senza poterla emendare né in commissione né in aula. Presidente Grasso, la riforma del bicameralismo non deve comportare l'umiliazione di questa assemblea.
Si attribuisce il blocco agli emendamenti dell’opposizione. Non è vero, la scorsa settimana è stata la mia parte politica a chiedere il rinvio dei lavori della commissione, dovremmo riconoscerlo. Lo sento come un dovere. Ho contrastato aspramente in Parlamento ben due leggi sulla scuola, prima della ministra Moratti e poi della Gelmini. Sono stati due provvedimenti devastanti, però devo riconoscere – proprio qui, di fronte ai colleghi della destra - che ai tempi noi dell’opposizione abbiamo potuto votare gli emendamenti dopo un vivace dibattito parlamentare. Oggi a parti invertite non c’è alcuna discussione. Me ne rammarico per il mio partito, perché una grande forza politica deve dire le stesse cose in maggioranza e all’opposizione.


C'era proprio bisogno di creare uno sconquasso per approvare un provvedimento tanto modesto? È una riforma mancata che scivola come l’acqua sulle pietre dei ritardi italiani. Eppure ha aperto una ferita mai così profonda nell’animo della scuola. Sono due facce della stessa medaglia. Lo scarto tra annuncio e risultato ha accentuato la delusione.

È apparso un film già visto. Gli insegnanti sono stati penalizzati da quasi tutti i provvedimenti legislativi degli ultimi venti anni: il blocco degli stipendi, la mancanza di risorse, la complicazione burocratica. Rimaneva solo la titolarità della cattedra e la libertà di insegnamento. Se viene meno anche l’ultimo riconoscimento si ferisce la dignità dell’insegnante. Ecco la ragione profonda della protesta che il governo non riesce neppure a capire.

Era questa l’occasione anche per ringiovanire il corpo docente chiamando i precari tenuti per troppo tempo fuori dalla porta. L’assunzione dei centomila è un atto in gran parte dovuto, ma è una misura incompleta perché lascia a casa proprio i più giovani che hanno già superato gli esami di abilitazione e sono stati formati secondo il fabbisogno delle scuole.

Era anche l’occasione per riconoscere il merito degli insegnanti. Non serve l'obolo una tantum elargito in rivalità con i colleghi. Solo la testa vuota degli economisti di Palazzo può pensare che tali incentivi migliorino la qualità. La scuola è più complessa: ci vuole la nuova figura professionale dell’insegnante esperto che segue il tutoraggio dei neoassunti, l’orientamento degli studenti, l’innovazione didattica. Il merito nella scuola non è un guadagno solipsistico, è una risorsa che arricchisce gli altri. Il merito a scuola è la candela che accende altre candele senza perdere la propria luce, ma illuminando l’intera comunità, come nella bella immagine di Thomas Jefferson.

La scuola è l'istituzione pubblica che coniuga la comunità e la libertà dell'educazione. Lo sbilanciamento a favore del preside è come introdurre un elefante nella cristalleria. Il potere discrezionale di derogare le graduatorie di merito dei concorsi, nel paese reale significa aprire la breccia al clientelismo, a ulteriori diseguaglianze, alle scuole di tendenza ideologica, proprio mentre premono alle porte i fondamentalismi. È un passo indietro.

I bonus fiscali a favore dei ceti medio alti sostituiscono le borse di studio per i ceti meno abbienti, che erano state istituite dalla legge di parità del 2000. Con lo school bonus il benestante che spende 35 euro acquista il diritto a spostare altri 65 euro dalle casse dello Stato alla sua scuola anche se invece è quella accanto che ha bisogno di riparare i vetri rotti. Si torna all'antico regime della noblesse de robe che poteva comprare le decisioni pubbliche.

Si è sprecata l'occasione di una vera riforma. Per la prima volta il Presidente del Consiglio aveva messo la scuola al primo posto. Avrebbe dovuto chiamare le migliori intelligenze del paese a scrivere un progetto ambizioso per il secolo che viene. Per guardare in faccia la realtà, anche quella più amara, e per cambiarla. Il neoanalfabetismo degli adulti riguarda il 70% della popolazione, il dato più grave in area Ocse. Gli apprendimenti sui banchi non durano nella vita adulta. I nostri giovani rimangono a scuola fino a 19 anni, più dello standard europeo, ma l'efficacia formativa diminuisce dalle elementari alle superiori. I cicli scolastici sono incongruenti e discontinui, perdono studenti fino al 17%, una quota molto alta nel confronto internazionale. Evidentemente la didattica, i cicli e il modo stesso di fare scuola, andrebbero ripensati di fronte alle sfide del mondo nuovo. Come si fa parlare di scuola senza affrontare questi problemi. Qualcuno pensa che si possano risolvere con il preside solo al comando?

Nel dopoguerra la scuola italiana insegnò a leggere a scrivere a milioni di analfabeti, portò alla laurea i figli dei contadini e degli operai, rinnovò la didattica seguendo la lezione di maestri come Don Milani, Mario Lodi e qui a Roma Albino Bernardini. E fu il miracolo della crescita civile, democratica di un grande paese industriale. Oggi siamo più ricchi di allora e ancora non mettiamo in grado la scuola di compiere un altro miracolo, di adempiere pienamente ai compiti repubblicani, di rimuovere le diseguaglianze e adeguare le competenze dei cittadini all'epoca della conoscenza.

Di questa portata sono i cambiamenti necessari. Di riforme finte ne abbiamo viste troppe nel ventennio passato. Qui si chiede la fiducia per imporre una legge che si occupa solo di amministrazione scolastica e al più di un piano assunzioni, che rimesta l’esistente con molte ripetizioni e gravi errori, che scrive centinaia di pagine di norme eterogenee e improvvisate aumentando una burocrazia già oggi asfissiante.

È ancora da immaginare il vero cambiamento della scuola. Chi saprà attuarlo in futuro sarà ricordato come la più grande personalità politica del Paese


22 commenti:

  1. Mah! Questa storia del "preside solo al comando" è una idea "lunare" perchè da quando esistono scuole con 900 alunni un preside da solo non riesce a fare niente. Un preside ha bisogno di docenti volenterosi che vogliono impegnarsi piu' degli altri per la gestione della scuola che non è una cosa semplice. Negli interventi delle varie opposizioni (anche quelle della minoranza PD) non c'e' traccia di proposte utili per venire incontro a questa esigenza.

    Poi se vogliamo essere piu' precisi si era creata nei giorni scorsi anche la possibilità attraverso la proposta del contratto di durata massima di 6 anni per i dirigenti scolastici di trovare una soluzione alla preccupazione di evitare fenomeni di clientelismo ma non avete voluto neanche questa innovazione ........ perchè vi siete messi a rappresentare pure gli interessi della corporazione dei presidi. Non potete ridurre la politica a pura rappresentazione degli interessi dei lavoratori della scuola.

    Insomma avete dimostrato di non avere nessuna voglia di modificare lo status quo.

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    1. Per cambiare lo status quo come dici, bisognerebbe che le riforme siano innovative e migliorino le Istituzioni,la Scuola al pari di altre fatte da Renzi non lo sono.Puoi girarla come vuoi ma realtà è diversa della narrazione come il DURC on Line in edilizia.

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  2. Voti contro senatore ed esca da lì !

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  3. Annachiara Piffari25 giugno 2015 05:41

    Grazie, Senatore, grazie. In 29 anni di insegnamento non mi sono mai sentita così umiliata da un Governo.... Le Sue parole, misurate eppure precise e lucidissime, mi fanno sperare che ancora la democrazia sia possibile, che ancora si possa tornare a fare politica, da "polis", non dimentichiamolo mai.... non dimenticatelo mai....

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  4. La prego si adoperi per convincere altri a votar contro, per organizzarsi con chi è contrario e con i suoi colleghi alla Camera. Si adoperi anche , in caso questo obbrobrio passasse, per portarlo di fronte alla Corte Costituzionale e per organizzare un referendum abrogativo, questo si che avrebbe successo. IL peggior governo della Repubblica tra jobs act e "buona sola" sta distruggendo il modello civile del vivere italiano. LA prego si opponga insieme a noi.

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  5. NON VOTATE LA FIDUCIA! APPELLO DEI DOCENTI DI LETTERE DELL'UNIVERSITA' "La Sapienza" http://www.flcgil.it/scuola/ddl-scuola-l-appello-dei-docenti-di-lettere-di-roma-la-sapienza.flc

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  6. Grazie Senatore per la lucidissima analisi della vicenda. Un insegnante.

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  7. Abbiate il coraggio di votare contro, siamo tantissimi a sostenervi

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  8. Abbiate il coraggio di votare contro, siamo tantissimi a sostenervi

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  9. Senatore, voti contro. Un'insegnante.

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  10. Senatore, ho ascoltato per radio il suo discorso, e vorrei ringraziarla per le parole che saputo dedicare alla scuola, ancora più importanti per la loro provenienza. E' davvero triste che uomini della sua onestà intellettuale si trovino dalla parte di chi perpetra questa vergogna. Capisco la sua situazione, ma credo che se c'è qualcuno in grado di anteporre gli interessi dell'Italia e quelli di un partito quello sia lei. Abbia coraggio!

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  11. Vergogna Renzi e vergogna PD

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  12. Sciopero a oltranza, non abbiamo niente da perdere. Altro che blocco degli scrutini, blocchiamo la scuola per settimane a settembre finché non ritireranno questa porcheria di legge

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  13. Grazie Senatori ,Tocci,Mineo,Ruta ,per la Vs. Virtu' Civica e Virtu' Cognitiva .
    Gli altri Senatori della cosiddetta minoranza pd, parlano,predicano ,ma poi razzolano, razzolano,come sempre, male ,malissimo!

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  14. Complimenti senatore. Questo è un esempio ormai raro di coerenza politica. Giovanni Caramagno

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  15. A me preoccupa non poco che lei -che sta in politica da una vita- ancora abbocchi all'amo avvelenato di renzi, come si evince dalle prime righe della sua nota.
    Posso, senza presunzione, ma solo attenendomi ai fatti, riassumerle in versione Bignami, la tecnica malvagia di renzi?

    Si manifesta in tre passi:
    1) In prima battuta, andar giù pesante, cercando di imporre IMMEDIATAMENTE l'improponibile.
    2) Alle critiche che ne derivano, sfoderare parole meccanche (sempre quelle) facendo credere che ci sia disponibilità al dialogo e/o alla disponibilità di cambiamenti rispetto all'annunciato.
    3 )IGNORARE SISTEMATICAMENTE il punto 2 e imponendo nuovamente il punto 1.
    ..non è tanto difficile da capire...no?

    Lea

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  16. Peccato che alle affermazioni non siano seguite le azioni. Parlare è facile, capita spesso che i fatti ci contraddicano

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. Forse non è chiaro un punto: io sono un senatore del Pd e non intendo lasciarlo. Avrei dovuto farlo se avessi votato contro la fiducia. La non partecipazione al voto è la massima espressione di dissenso compatibile con l'appartenenza al partito, come abbiamo già fatto in diversi sulla revisione della Costituzione. Non è questione di coerenza o di coraggio. E' la mia scelta di partecipare alla vita del Pd coltivando la libertà di pensiero. Non chiedo di condividerla, ma almeno di rispettarla.

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  17. Risposta comoda, troppo.
    Non a caso non c'è più "la sinistra", ma....la chiudo qui, per scelta.
    Lea

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