martedì 7 luglio 2015

È meglio abolire il Comune di Roma

Invece di sciogliere il Consiglio Comunale, è meglio abolire il Comune di Roma. Il malgoverno ne ha fatto esplodere le disfunzioni, ma era già da tempo una struttura amministrativa obsoleta. È insieme troppo grande e troppo piccola. È troppo grande per il governo di prossimità dei servizi ai cittadini e della vita di quartiere, ed è troppo piccola per il governo dei processi ormai dilagati a scala regionale, nella demografia, nell'economia, nei trasporti, nell'ambiente e nell'urbanistica. La dimensione locale dovrebbe essere affidata agli attuali Municipi, trasformandoli in Comuni metropolitani in grado di rispondere direttamente ai cittadini senza perdersi in rimpalli di competenze.

Sull’area vasta è tempo di creare una nuova istituzione, la Regione capitale per integrare tutte le competenze dell’attuale amministrazione capitolina e della costituenda Città Metropolitana, i poteri legislativi regionali e le funzioni conferite dallo Stato in base alla riserva di legge scritta in Costituzione. Una sola istituzione in relazione diretta con lo Stato, sarebbe un modello di governo semplice, autorevole e potente, proprio come Berlino che è una città, un Land e una capitale.


Ho proposto questa riforma già da tempo e ora sviluppo l'argomento all'interno di un'analisi sul passato e sul futuro di Roma nel mio libro Non si piange su una città coloniale, pubblicato oggi anche in ebook dall'editore goWare e disponibile in parte in questo blog.

Mafia capitale ha scoperchiato una profonda crisi di governo della città. La causa prima è nel fallimento della classe politica e in subordine anche degli apparati amministrativi. La nuova cornice istituzionale sarebbe l’occasione per progettare un’inedita forma di amministrazione locale, facendo tabula rasa dell’attuale assetto, eliminando tutte le incrostazioni e le inefficienze che hanno alimentato l’humus della corruzione.

Non avrebbe alcun senso tornare a votare per gestire una macchina ormai logorata che non può più funzionare, chiunque la guidi. Sarebbe più saggio riformare il modello di governo e poi chiamare gli elettori a scegliere una nuova classe politica in grado di guidare non più il Comune ma la nuova istituzione della Regione capitale. Si potrebbe definire una scadenza per le elezioni e nel frattempo avviare una fase costituente mediante un’intesa tra tutti gli attori istituzionali, lo Stato, la Regione Lazio, la Città Metropolitana e il Comune. Le forze politiche di maggioranza e di opposizione dovrebbero contribuire a definire il nuovo assetto di governo. Il dibattito politico uscirebbe dalle recriminazioni sul passato e dai conflitti quotidiani, per volgersi al futuro della città. Poi chi ha più filo tesserà più tela. A governare la Regione capitale sarà la classe politica che dimostrerà di saper guidare Roma verso una rinascita civile.