sabato 13 aprile 2013

Non più, non ancora. Proposte per Quirinale e governo


Non viviamo tempi normali. Almeno su questo ci dovrebbe essere ampio accordo tra noi. Il vecchio mondo è ormai esaurito e il nuovo non sappiamo come sarà. Il momento sospeso tra il non più e il non ancora è il più adatto a dare un nuovo senso delle cose.
Le elezioni hanno certificato la fine della Seconda Repubblica: i due poli hanno perso quasi dieci milioni di voti; le ricette economiche mainstream suscitano la rivolta di imprenditori, lavoratori e disoccupati; la promessa di riforma istituzionale ha prodotto finora solo disordine nello Stato. Il 24 Febbraio abbiamo avuto l’occasione di uscire a sinistra dalla crisi. Abbiamo mancato clamorosamente l’obiettivo.
Il sistema politico è come un macigno che dopo essere rotolato nel pendio della montagna si è fermato in bilico su un crepaccio. Sono possibili solo due iniziative. O lo riportiamo a monte mettendolo in sicurezza o lo facciamo cadere e cerchiamo un’altra pietra angolare su cui edificare la Terza Repubblica. Non si può rimanere a guardare il macigno, come abbiamo fatto in questo mese con la linea mediana che non graffia all’esterno e non è neppure condivisa pienamente all’interno. Anzi, un chiarimento sincero sarebbe salutare.



Quelli di noi che vogliono riportare il masso a monte hanno molte ragioni. Ascolto tanti amici che vorrebbero fare l’accordo politico o istituzionale con il PDL e usano argomenti che ci appaiono naturali proprio perché seguono la logica del vecchio mondo che abbiamo frequentato nel ventennio. Tutti i nostri leader, tranne Prodi, hanno tentato quell’accordo senza riuscirci: prima D’Alema con la Bicamerale, poi Veltroni con l’accordo fallito sulla legge elettorale nel 2007 e infine Bersani che ha confermato Monti anche quando, già nella scorsa estate, non governava più il Paese. Questo tempo supplementare è servito a Grillo per crescere e al Cavaliere per presentarsi alle elezioni come oppositore, con una magia perfettamente riuscita.
Fino a quando abuseremo della nostra ingenuità? Pensiamo di evitare il prossimo trucco mettendo a capo della commissione istituzionale un amico del Prestigiatore?
Si dice che non dobbiamo criminalizzare Berlusconi. È giusto, non c’è ragione di rubargli il mestiere, ragioniamo freddamente. Ha perso sei milioni di voti e conserva il consenso di circa il 15% degli italiani, ma non ha alcuna strategia per il futuro. Se non fa l’accordo con noi la sua leadership verrà messa in discussione, come già è successo qualche mese fa. Ogni volta che si è trovato con l’acqua alla gola ha fatto la persona educata.
Si dice che dobbiamo rispettare gli elettori di centrodestra, magari anche i nostri, ma comunque è giusto. Essi hanno espresso il disagio votando per lo più liste non Pdl o astenendosi. Dobbiamo, quindi, non solo rispettarli ma aiutarli a liberarsi di un personaggio che gli storici del futuro dimostreranno quanto ha danneggiato la stessa destra italiana.

Questa è la seconda possibilità, dare una spinta finale al macigno. Finché rimane in bilico non si può costruire niente di nuovo. Se non si chiude definitivamente la Seconda Repubblica non può nascere una nuova stagione. Avevamo cominciato bene con l’elezione dei Presidenti di Camera e Senato, ma poi la paura di vincere ci ha piegato le gambe. E invece dovremmo seguire lo stesso metodo per il Quirinale.
Si dice che ci vuole un presidente di garanzia ed è giusto. Ma la garanzia non può consistere nel proteggere il vecchio mondo politico che tramonta bensì nell’aiutare il nuovo che deve ancora sorgere. Si auspica un’ampia intesa, ma curiosamente viene ricercata solo tra i partiti, dimenticando che la metà dell’elettorato non li ha votati, mostrando anche disprezzo. La pacificazione nazionale bisogna cercarla con tutti, anche con chi è fuori dal gioco politico, se non vogliamo che ci rimanga.

La vera garanzia è una rottura col passato. Una donna al Quirinale proprio perché mai eletta prima. Oppure un ex-presidente di organi di garanzia, come Rodotà o Zagrebelsky, per ritrovare la sovranità della Legge troppo a lungo piegata in alto e in basso dall’arbitrio di pochi. Oppure Romano Prodi, rimasto vittima di atti eversivi, come le infamie di Telekom-Serbia e la compravendita di parlamentari, che in altri paesi avrebbero condotto in rovina i responsabili.
Sono solo esempi per dire che da certe scelte sul Quirinale può nascere un clima molto più favorevole al governo di cambiamento che andiamo cercando. E a quel punto si potrebbe tentare di mettere davvero alle strette Grillo, che è certamente un comico non meno inquietante di Berlusconi, entrambi espressioni dell’invenzione maligna che ricorre nella storia italiana, ma, seguendo Machiavelli, o si scioglie l’avversario o  si tratta. Finora non abbiamo trovato la misura giusta, oscillando tra poco dignitose disponibilità, come l’incontro in streaming, e inutili strali sul populismo. Occorrono scelte concrete che costringano il movimento Cinque Stelle nel dilemma tra contribuire positivamente o perdere i consensi.

Bersani rimane il nostro candidato ma egli stesso, da persona generosa quale è sempre stata, non esclude altre soluzioni. Per liberare Milano rinunciò a salire sul palco facendo vincere Pisapia e disse che il Pd è un’infrastruttura per il cambiamento. Anche oggi una personalità autorevole del centrosinistra, non necessariamente di partito, sarebbe una proposta dirimente. O fa il governo o aumenta i voti alle prossime elezioni.


L’articolo pubblicato su l’Unità del 12-4-2013 riprende l’intervento all’assemblea dei senatori PD







16 commenti:

  1. Analisi politica ineccepibile, che condivido. Aggiungo: la candidatura di una donna al Quirinale andrebbe benissimo, purché anch'essa non riproduca vecchie logiche (un nome come quello di Rita Borsellino sarebbe perfetto). Per coloro che preferirebbero riportare a monte il macigno, anziché farlo rotolare a valle (bellissima questa immagine ...), mi limito a ricordare il mitico personaggio di Sisifo ed il suo penoso destino. Gennaro Lopez

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    1. grazie Gennaro, allora alla prossima riunione dei senatori comincio dalla sorte di Sisifo

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  2. grazie a Walter Tocci per questa lucida analisi che condivido e che mi auguro imponga una riflessione anche ad altri.
    Barbara Accetta

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    1. grazie Barbara, intanto già la tua condivisione mi fa piacere

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  3. credo e spero che il futuro presidente sarà Romano Prodi, noi possiamo fare un governo di larghe intese solo se non c'è Berlusconi

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    1. ciao Francesco, si, voterei da subito Prodi, con soddisfazione..

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  4. Walter condivido la tua analisi e aggiungo: Barca sta a Bersani come Renzi sta a Veltroni. Barca, primo ministro al posto di Bersani, potrebbe quindi essere una soluzione, anche se è un ex ministro dell'odiato governo Monti ( e non mi venissero a dire che non si poteva fare di meglio: hanno salvaguardato solo i più ricchi e i più potenti, lasciando una nazione con il sedere per terra). Quanto al Presidente della Repubblica io preferirei fra tutti Prodi e Amato, perché sono i più scaltri e i più preparati a livello economico-giuridico in campo europeistico (il compagno Amato comprende anche molto bene il tedesco, oltre ad essere una fonte inesauribile di cultura pubblicistica ed economica mentre Prodi ha anche guidato la Commissione Europea).Il momento è difficile e non bisogna improvvisare: meglio quelli che hanno esperienza soprattutto in Europa. Bersani doveva essere più duro con gli ex-democristiani e soprattutto doveva metterli all'angolo, senza affidargli la comunicazione del partito (completamente sballata ed autoreferenziale) e D'Alema non doveva giocare su tutti quei tavoli... Ciao. Nikita

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    1. si, la professionalità politica conta, e i grillini con le loro scivolate finiscono per rivalutarla inconsapevolmente

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  5. benedetto tilia13 aprile 2013 18:20

    Caro Walter

    la tua metafora del masso del sistema politico è condivisibile con due osservazioni:
    la prima riguarda la occasione persa per una uscita da sinistra dalla crisi che molti attribuiscono ad errori tattici di Bersani secondo me il problema era che non esisteva una via di uscita chiara di sinistra per il semplice motivo che i partiti di sinistra non hanno visto per molti anni le criticità strutturali del capitalismo finanziario, come rilevavi anche tu nel tuo commento al libro "bolle di mattone"
    seconda osservazione, anche per uscire bene da questa enpasse non basta invocare trovate tattiche tutte interne al gioco istituzionale e/o al ceto politico quanto cercare di essere chiari con i cittadini, porre M5S difronte alle sue responsabilità (evidenziandone le contraddizioni) e chiamare in campo il paese reale: seconso me bersani ha fatto bene a fare il punto sulla situazione ad una manifestazione sulle nuove povertà organizzata (più o meno spontaneamente...)dai circoli delle periferie di Napoli e Roma.
    Ecco, fuori dal palazzo, un partito finalmente organizzato sui circoli come strutture per far entrare in maniera efficacie ed organizzata i lavoratori, la cultura i cittadini onesti nella lotta per affrontare la guerra in corso tra capitalisti e tra capitalismo finanziario e futuro dell'umanità sarebbe un argomento a cui si dovrebbe applicare il ceto pèo0lirtico del PD.

    Benedetto Tilia

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    1. secondo me abbiamo perso l'occasione ai tempi del referendum dell'acqua, con circa trenta milioni di italiani che, al di la dei tecnicismi normativi, dicono si ai beni pubblici, si doveva fare un discorso di fuoriuscita dalla crisi ribaltando le politiche economiche degli ultimi trenta anni... e siamo ancora in tempo.

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  6. Grazie. Davvero tanti motivi per riflettere e orientarsi. G.T.erruzzi - Gallarate

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    1. grazie, il consenso dalla Lombardia per noi romani è sempre gradito

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  7. grazie Walter !
    quello che dici interpreta benissimo la maggioranza di iscritti ed elettori PD, e non solo...
    una piccola postilla : se donna dev'essere (come giusto),lo dovrà essere in coerenza con l'obiettivo di far " nascere un clima molto più favorevole al governo di cambiamento ". Quindi non andrebbe bene Anna Finocchiaro, mi sembra....
    Filippo Messineo

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    1. andrebbe bene anche la Laura Boldrini, profilo internazionale e diritti umani sarebbe una bella presentazione dell'Italia

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    2. l'ho conosciuta personalmente: è veramente in gamba, oltre ad essere molto affascinante. Franca/Nikita

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