venerdì 9 settembre 2022

L'ultimo saluto a Salvatore Biasco

Oggi abbiamo dato l'ultimo saluto a Salvatore Biasco, nell'aula Magna della Facoltà Teologica Valdese. Per ricordare il valente intellettuale, il politico appassionato e l'amico carissimo sono intervenuti Giuliano Amato, Vincenzo Visco e il sottoscritto.
Di seguito potete leggere il mio intervento.



Quando arrivava una telefonata o una mail da Salvatore era spesso una chiamata all’impegno politico e culturale. Aveva creato negli ultimi anni un network di persone esperte in diversi campi con le quali promuoveva studi e seminari, sotto il titolo significativo “Ripensare la cultura politica della sinistra”. Non si poteva resistere alla sua sollecitazione: era convincente nel proporre i temi da trattare, contagiava anche i più scettici con il suo dissimulato entusiasmo e nel contempo si caricava per primo l’onere dell’organizzazione spingendo tutti gli altri a fare qualcosa. In lui in ogni momento si esprimeva la curiosità della conoscenza, la passione politica e la generosità d’animo.

giovedì 25 agosto 2022

Sulle disuguaglianze di mortalità tra i quartieri di Roma

Sulle disuguaglianze nella mortalità a Roma è uscito un libro molto interessante ad opera di Lionello Cosentino e Carlo Saitto: La sanità non è sempre salute. Dalle disuguaglianze nella mortalità tra i municipi di Roma a un'idea diversa di sanità per tutti. 

Oltre una ricchissima analisi dei dati, il libro offre proposte davvero innovative per ripensare il Sistema Sanitario sulla base dei principi originari della riforma sanitaria riguardo alla prevenzione e alla cura nel territorio, la cui necessità è stata dimostrata drammaticamente dall'epidemia del Covid. 

Per farsi un'idea dello studio possono essere utili l'intervista a Carlo Saitto e la recensione di Stefano Cagliano.  

Gli autori mi hanno chiesto di scrivere l'introduzione, che è stata poi pubblicata con il titolo: La cura della malattia del servizio sanitario". Di seguito potete leggerne l'incipit.


Non è certo un libro da tenere sul comodino per leggerlo prima di dormire Potreste non prendere sonno. La morte delle persone a Roma è il tema. L’inquietudine, però, è neutralizzata dalla ricercata trattazione statistica dell’argomento. L’attenzione del lettore viene rivolta alle cause sociali e politiche della mortalità. Se il libro non è dedicato alle riflessioni sulla caducità della vita, alimenta almeno una presa di coscienza delle inaccettabili disuguaglianze di salute nella Capitale.

Questo sentimento cresce nello scorrere delle pagine, nel susseguirsi dei diagrammi, nell’elaborazione dei dati, così diversi ma convergenti nell’esito: i poveri muoiono più dei ricchi; ancora di più gli analfabeti rispetto ai laureati; in generale di più gli abitanti della periferia rispetto a quelli del centro.

Non si può accettare che nei quartieri intorno a Tor Bella Monaca (Municipio VI) la probabilità di morire sia del 25% superiore a quella dei quartieri intorno a Parioli (Municipio II). Se fossimo in grado di estendere a tutta la città il tasso di mortalità dei quartieri benestanti si avrebbero circa 4500 decessi in meno ogni anno a Roma.

Questo è forse il dato più rappresentativo del libro che fornisce due misure: quella dell’ingiustizia di salute e quella dell’epidemia della povertà. Concetti dirimenti sui quali vale la pena di riflettere.

1. Lingiustizia di salute va intesa alla maniera di Marmot, come la parte della disuguaglianza che può essere eliminata con gli strumenti disponibili nel nostro grado di civiltà, secondo una concezione adeguata dell’equità di risultato e non solo di accesso. In teoria, infatti, nulla impedisce a Tor Bella Monaca di applicare le stesse modalità di cura, di promuovere i comportamenti di prevenzione, di ridurre i rischi sociali, cioè di garantire le medesime condizioni in base alle quali muoiono meno persone a Parioli, a pochi chilometri di distanza nella stessa città. Come mettere in pratica tutto ciò dovrebbe essere il compito di un ambizioso programma sanitario, il quale però non sarebbe sufficiente se non fosse accompagnato da una più ampia politica volta a rimuovere le disuguaglianze economiche, ambientali ed educative. In ogni caso, solo nella misura in cui avremo raggiunto in parte l’obiettivo potremo dire Roma è meno ingiusta.

2. Lepidemia della povertà si riferisce a quell’aumento di 4500 morti che si verifica tra i cittadini a basso reddito ogni anno, da tanto tempo, in modo sistematico. Incredibilmente è paragonabile alla media annua del numero di morti provocati dall’epidemia Covid. Però con una differenza fondamentale: nella lotta al virus sono state prese misure drastiche, si è mobilitata la ricerca scientifica mondiale, si è deciso il più grande investimento pubblico europeo, mentre non si parla quasi mai dell’epidemia della povertà e non si approntano adeguate politiche di contrasto. Non avete mai sentito la notizia di questi numeri al TG della sera. Nei programmi elettorali di solito si promette quante buche stradali verranno coperte, ma nessun candidato si è mai impegnato a ridurre la mortalità in periferia. Spero, quindi, che il libro possa essere una pietra d’inciampo nel discorso pubblico su Roma. E che il lettore, arrivato all’ultima pagina, esclamerà: “non me ne ero accorto prima, è davvero un’ingiustizia inaccettabile, tutti devono impegnarsi a rimuoverla, i governanti devono dare risposte certe”.

venerdì 8 ottobre 2021

Lo stupore di Petroselli

La memoria di Luigi Petroselli a quaranta anni dalla scomparsa è stata celebrata il 7 ottobre per iniziativa della Fondazione Gramsci e dell'Assocazione Berlinguer nella sala del Tempio di Adriano a piazza di Pietra, a Roma. Dopo l'introduzione di Giuseppe Pullara e il saluto di Roberto Gualtieri ho tenuto il discorso commemorativo che potete leggere di seguito oppure seguire in videoIl testo è stato pubblicato anche su Strisciarossa.



Quando mi capita di raccontare l’opera di Petroselli a un giovane appassionato dei problemi di Roma, avverto sempre il suo stupore, mentre mi rivolge la domanda, ma era davvero così bravo? E come è stato possibile, mi chiede, che in soli due anni facesse tante cose importanti?

Noi che abbiamo avuto il privilegio di conoscerlo, di lavorare con lui, di aver imparato da lui, proprio noi che pensiamo di sapere tutto di lui dovremmo essere capaci di ricordarlo e di studiarlo con la curiosità del mio giovane interlocutore.

D’altronde è stato così anche durante la sua vita, da durugente di partito e da sindaco. All’inizio del mandato c’era una diffusa incredulità sulle possibilità di successo di quello che era stato fino a quel momento solo uomo di partito. Ma ben presto amici e avversari si accorsero di aver sbagliato la previsione. 

Siamo in grado di stupirci ancora di Petroselli quaranta anni dopo? Non gli renderemmo onore facendone un santino. Se vogliamo ravvivarne la memoria va compreso nella temperie del suo tempo, nei turbamenti del suo animo, nelle tremende sfide politiche che ha affrontato.

lunedì 13 settembre 2021

La riforma istituzionale per Roma

Sono stato consultato dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati sulla riforma istituzionale della Capitale. Di seguito potete leggere il testo dell'audizione che si è svolta il 13 maggio del 2021.


Onorevoli deputati,

è una buona notizia l’avvio della discussione parlamentare sulle istituzioni di Roma Capitale. Affinché sia proficuo il confronto tra le parti politiche è necessario, a mio avviso, il rischiaramento del discorso pubblico sulla riforma della capitale.

Nel corso di un trentennio si sono affastellate argomentazioni eterogenee, alcune fondate e altre meno. Spesso sono state avanzate soluzioni senza chiarire i problemi. Si sono contrapposte questioni di breve periodo e di lunga durata. E non si è mai trovata una sintesi tra la funzione nazionale e la forma territoriale1.

Se si eliminano i problemi inesistenti e i radicati fraintendimenti il confronto politico diventerà più trasparente per l’opinione pubblica e nel contempo si potrà concentrare intorno alle opzioni realmente differenti, al fine di trovare le necessarie mediazioni.

In tal senso propongo alcune riduzioni di complessità del dibattito.

La riforma istituzionale deve occuparsi del futuro della capitale, non della gestione ordinaria, alla quale devono adempiere le amministrazioni locali con i poteri e finanziamenti disponibili, come accade per le altre città italiane.

La soluzione migliore consiste nell’istituzione per via costituzionale della Regione Capitale, ma deve essere inserita in una riforma complessiva del sistema regionale italiano.

Nel frattempo si possono attuare e migliorare le leggi vigenti per connettere la funzione della capitale alla riforma dell’assetto metropolitano di Roma.

mercoledì 1 settembre 2021

Ricordando Nicolini a villa Ada

Ho partecipato al dibattito in ricordo di Nicolini il 25 luglio a villa Ada:  La Bella Estate di Roma. Le politiche culturali prima e dopo l'estate romana di Renato Nicolini. quali visioni possibili?

Di seguito potete leggere il testo del mio intervento, che poi è stato pubblicato come introduzione al bel libro curato da Marco Testoni, Renato Nicolini. La gioiosa anomalia, Edizioni Efesto.


Quando mi capita di ricordare Renato Nicolini sono combattuto tra due sentimenti divergenti, di dolore e di speranza.

Di dolore perché mi manca il colloquio con lui; ho il rimpianto di non aver passato più tempo insieme negli ultimi anni. Ma il dolore più intenso è in un certo senso collettivo e lo esprimo a nome della nostra generazione, anche se non sono autorizzato, e forse molti miei coetanei non sono neppure d’accordo. Per la nostra generazione intendo i dirigenti del Pci del tempo. Noi non lo abbiamo compreso e non lo abbiamo sostenuto come avremmo dovuto. E lui ne ha sempre sofferto, pur senza darlo a vedere. Non a caso il suo ultimo articolo, scritto un mese prima della morte, è una dura critica rivolta alla sua, alla nostra, generazione.

L’altro sentimento, la speranza, mi prende quando incontro giovani che comprendono Nicolini meglio di noi, pur non avendolo conosciuto di persona, e soprattutto attualizzano la sua opera, anche inconsapevolmente, e la rendono generativa di altre opere.

martedì 20 luglio 2021

Roma, città eccedente

Ho avuto un bel confronto sul libro Roma come se con la redazione di DINAMOpress. Il dialogo è stato pubblicato sulla rivista il 14 giugno 2021 e potete leggerlo di seguito. Le domande sono in corsivo.


1. Negli anni Cinquanta, la sinistra romana (nonostante il dissenso più o meno esplicito delle segreterie nazionali) declina creativamente i riferimenti teorici marxisti, adattandoli alla situazione concreta di una città in mano alla rendita fondiaria, individuando nel soggetto proletario delle borgate l'equivalente dell'operaio industriale nelle città del nord. Un investimento politico, sociale e culturale (spesso di vera e propria costruzione mitopoietica) che definisce la scena e gli attori dello scontro di classe fino alla soglia degli anni Ottanta, quando le trasformazioni urbane, economiche e demografiche cambiano definitivamente il campo di gioco. Quelle stesse trasformazioni che oggi sembrano confermare l'egemonia della rendita (non solo immobiliare ma anche finanziaria) come un blocco di potere al centro del governo della città.

Oggi le vecchie rendite (Stato, speculazione edilizia, patrimonio simbolico) si sono esaurite e purtroppo anche la capacità contestativa della sinistra si è ridotta. Quali sono, oggi, i soggetti (possibili) della trasformazione nella città-regione post coloniale e se (e come) definiscono un nuovo statuto della partecipazione politica?

Avete ragione, il movimento popolare delle borgate era ispirato da riferimenti marxisti applicati creativamente alla questione urbana. Però si potrebbe utilizzare anche la chiave interpretativa a voi cara della “potentia” spinoziana, come groviglio di bisogni e aspettative che resiste al potere e genera nuove passioni. Ho avuto il privilegio di conoscere quella stagione di lotte, seppure nella fase declinante degli anni settanta, e conservo un ricordo vivissimo di quella energia politica che si innalzava sopra la miseria delle borgate, di quella emancipazione che immaginava il futuro pur nell’indigenza quotidiana, di quei diritti conquistati camminando nel fango e nella polvere. Era un movimento che spostava le montagne: a Roma non c’è mai stata, né prima né dopo, una simile potenza di trasformazione.

mercoledì 14 aprile 2021

Non mancano i soldi per migliorare la capitale

Che Roma non si possa governare per mancanza di soldi è un piagnisteo molto diffuso nel discorso pubblico. Ad alimentarlo contribuiscono proprio i politici più inadempienti, che cercano così di nascondere le proprie responsabilità. D'altro canto i media non svolgono inchieste documentate e si occupano solo degli sproloqui politici o delle voci sulle candidature.

Emblematiche sono le occasioni mancate negli investimenti per i trasporti

mercoledì 17 marzo 2021

In ricordo di Rossella Panarese

È venuta a mancare Rossella Panarese autrice e voce di Radio3 Scienza. Nei giorni scorsi ci siamo ritrovati molti amici per ricordarla. Di seguito potete leggere la mia breve testimonianza.


Conservo un caro ricordo dell’ultimo saluto con Rossella. Desidero condividerlo con voi come una piccola testimonianza del suo inconfondibile stile, della tenerezza dissimulata dal riserbo, della sobria eleganza dei sentimenti che affiorava nel suo sorriso e nella sua parola.

Mi chiese di ricordare a Radio3 l’opera di Pietro Greco, il carissimo amico che avevamo appena pianto insieme. Rimasi stupito però che la richiesta non venisse direttamente da lei ma dai suoi collaboratori e che anzi non mi avesse neppure risposto quando la chiamai per saperne di più. Mi stupiva poiché per sette anni avevamo lavorato insieme in Campidoglio. Curava la comunicazione della nostra politica dei trasporti con professionalità e autorevolezza. Ci confrontavamo ogni giorno e mi rassicurava la sua serenità nell’affrontare anche le emergenze più difficili. È stata un’esperienza appassionante, non solo per me, per il gruppo di belle persone che lavoravano al terzo piano del palazzo senatorio e credo anche per lei. Ma quando arrivò l’agognata chiamata della Rai la felicità illuminò il suo volto, capii che era quella la sua vera vocazione e quasi mi dispiacque di averla trattenuta tanto tempo a parlare di treni. Rimase sempre tanto affetto tra noi ma non ci frequentammo nei venti anni successivi.

Perciò ero emozionato di partecipare alla sua trasmissione. Solo più tardi ho capito che mi aveva cercato senza farmi sentire la sua voce per non rivelarmi la malattia. Ci scambiammo solo dei messaggi dopo la trasmissione. Nell’ultimo mi diceva che le aveva fatto piacere ascoltare la mia voce, ma forse voleva solo farsi perdonare per avermi negato la sua voce. Era un delicato silenzio per dirmi addio.

Eppure tutti noi ascolteremo ancora la sua voce, non solo perché la radio ci consentirà di non dimenticarla. Rossella continuerà a parlare nei nostri cuori.

venerdì 5 marzo 2021

Il PD di Milano celebra il centenario del PCI

Il partito democratico milanese mi ha chiesto di introdurre il dibattito dedicato al centenario del Pci.  L'iniziativa, svoltasi il 26 febbraio con il titolo "La sinistra tra rappresentanza e valori", è stata organizzata da Alessandro Capelli e ha visto la partecipazione di Valentina Cuppi, Elena Lattuada, Pierfrancesco Majorino e Mattia Santori. Di seguito si può leggere il testo del mio intervento.


Negli ultimi tempi mi ha preso la passione di coltivare i frutti antichi, i giuggioli, i cornioli, i sorbi, gli azzeruoli, e poi le mele e le pere scomparse, con quei sapori e quei profumi che, mi dispiace dirvelo, non trovate al supermercato. In queste settimane sono alle prese con gli innesti e le potature, mi prendo cura degli alberi per prepararli alla rigenerazione della primavera. Mi domando se porteranno frutti, e so che dipenderà da due fenomeni: se sarà generosa la linfa che sorge dal terreno e se sarà ricco il movimento dell’impollinazione animato dalle api e dal vento.

I miei alberi antichi assomigliano ai vecchi partiti di sinistra, i quali portavano frutti al Paese poiché si alimentavano della linfa che saliva dal radicamento sociale e assorbivano il polline che veniva dai movimenti culturali.

Qui è avvenuta la grande mutazione: ai partiti di oggi manca sia la linfa sociale sia l'impollinazione culturale.

martedì 23 febbraio 2021

Politica e Scienza in ricordo di Pietro Greco

Radio3 Scienza mi ha chiesto di ricordare Pietro Greco nell'ambito di un ciclo di cinque lezioni dedicate alla sua memoria. 

Di seguito potete leggere il testo del mio intervento oppure ascoltare il podcast.


Buongiorno, sono Walter Tocci. Questa è una delle cinque Lezioni per Pietro che Radio3Scienza ha voluto dedicare al collega e giornalista Pietro Greco, una delle voci di questo programma, prematuramente venuta a mancare il 18 dicembre 2020. Ogni lezione ruota attorno ad un tema tra quelli che a Pietro stavano più a cuore, come quello di oggi, dedicato al rapporto tra politica e scienza.

Ho conosciuto Pietro Greco dagli scranni del Parlamento. Mi occupavo di politica dell’università e della ricerca e ho avuto il privilegio di poter contare sul suo contributo. Mi offriva proposte concrete, che subito facevo mie e riportavo nel dibattito parlamentare. Di solito venivano respinte, ma non ci perdevamo d’animo, né io né lui, e riprendevamo l’iniziativa insieme al movimento di ricercatori che in quei primi anni duemila si batteva contro gli scriteriati tagli ai fondi per la ricerca e la mortificazione di quella ricerca curiosity driven, di cui Pietro ha sottolineato sempre l’importanza. E discutevamo dei suoi scritti sul passato e sul futuro della scienza; nessuno di quei colloqui mi è rimasto indifferente, ogni volta ho imparato qualcosa di nuovo.