giovedì 27 febbraio 2020

Il fenomeno urbano e la complessità

Il fenomeno urbano e la complessità è un'opera monumentale sulle dimensioni urbanistiche, sociologiche, filosofiche e politiche della teoria della città. Insieme con gli autori Sergio Bertuglia e Franco Vaio ne abbiamo discusso, nella sede del Censis a novembre del 2019, Vezio De Lucia, Giuseppe De Rita, Luciano D'Ubaldo, Paolo Savona e il sottoscritto.
Si può leggere il testo del mio intervento pubblicato dalla rivista Città Bene Comune. 

venerdì 21 febbraio 2020

Sul libro di Francesco Pecoraro Lo Stradone

Il CRS ha organizzato la presentazione del libro di Francesco Pecoraro Lo Stradone. Si tratta di una grande opera letteraria e offre un'immagine tanto dissonante quanto profonda di Roma. Ne abbiamo discusso con diverse interpretazioni Elena Granaglia, Adriano Labbucci, Mario Tronti e il sottoscritto nella sede della Fondazione Basso lunedì scorso. 
Qui potete ascoltare l'audio della presentazione, secondo il seguente ordine degli interventi:

  • Walter Tocci da 00:00:00
  • Elena Granaglia da 00:23:27
  • Adriano Labbucci da 00:43:18
  • Walter Tocci da 01:01:29
  • Mario Tronti da 01:02:14
  • Walter Tocci da 01:30:41
  • Francesco Pecoraro da 01:31:28
Nel sito del CRS si trova il programma della presentazione e il testo dell'intervento di Adriano Labbucci




lunedì 6 gennaio 2020

Carità o diritti?


Sul tema i volontari della Caritas di Roma mi hanno chiesto di tenere una lectio magistralis in occasione della Giornata Mondiale della Lotta alla Povertà. Ne è venuta fuori una riflessione sulla relazione, in atto o in teoria, tra la politica e il volontariato. Il convegno si è svolto nei giorni 14-15 ottobre 2019 nell'Ostello di via Marsala dedicato alla memoria di don Luigi Di Liegro. Di seguito il testo del mio intervento.
Qui è disponibile il video del mio intervento
Di seguito il testo scritto.

Un titolo lancinante apre la nostra sessione del convegno: Carità o diritti? Le parole vengono da antiche tradizioni culturali, ma in questo luogo di accoglienza e di fraternità indicano due esperienze di vita: la carità come un dono all'altro che è anche un dono a se stesso; i diritti come doni universali che regolano le relazioni tra le persone.
Fin qui il nostro titolo appare in tutta la sua positività. Ma interviene la parola più piccola a infrangere l'armonia, separando con la disgiunzione "o" ciò che dovrebbe andare insieme. C'è però un punto interrogativo a lenire la preoccupazione, annunciando che la questione è ancora aperta alla discussione e nulla è detto di definitivo. È appunto la discussione che la mia introduzione vorrebbe sollecitare.
È davvero scontato che ci sia un aut-aut oppure esiste uno spazio comune di relazione e anzi di interdipendenza? E quale sarebbe questo spazio comune?

martedì 22 ottobre 2019

PD e M5S: un passo avanti e un passo indietro per Roma

Alla presentazione del libro Le mappe della disuguaglianza sono intervenuto e in conclusione ho avanzato una proposta politica che riassumo in questo articolo (pubblicato ieri su Strisciarossa).

Fino a quando PD e M5S sopporteranno la contraddizione tra l'armonia di Palazzo Chigi e la discordia del Campidoglio? I due palazzi sono vicini, ma un abisso li separa politicamente. La soluzione peggiore sarebbe applicare in modo artificioso un modello all'altro. Se la discordia del Campidoglio dovesse minare, come una sorta di richiamo della foresta, l'esperienza di governo nazionale, si aprirebbe la strada al ritorno della peggiore destra. Al contrario, sarebbe ridicolo se l'accordo di governo inducesse il PD a rimangiarsi le critiche alla sindaca Raggi. Per fugare questo dubbio è arrivata addirittura la raccolta di firme per le dimissioni. Rimane però la contraddizione e se ne esce solo con un passo in avanti, che senza smentire la polemica precedente apra un terreno più avanzato di confronto. 

sabato 12 ottobre 2019

Il caleidoscopio romano

In libreria trovate fresco di stampa il bellissimo libro Le Mappe della disuguaglianza. Una geografia sociale metropolitana, di Keti Lelo, Salvatore Monni e Federico Tomassi, per i tipi Donzelli. Contiene anche il mio contributo in forma di postfazione con il titolo Il caleidoscopio romano, di cui potete leggere le prime pagine in questo post.  

Mercoledi 16 alle ore 17,30 si svolgerà alla Treccani la presentazione del libro; qui l'invito. 



Chi pensa di conoscere Roma sarà rimasto sorpreso dalla lettura di questo libro. Non solo per i singoli risultati, ma per la varietà dei fenomeni rappresentati sulle mappe.
Gli autori ci restituiscono la complessità sociale e spaziale di Roma. E se ne ha un riscontro perfino nel loro modo di lavorare che intreccia competenze e sensibilità diverse, formando un affiatato collettivo di ricerca. Sono mossi da un lato dal rigore scientifico e dall’altro dalla stringente esigenza di far sapere ai cittadini come stanno davvero le cose. Mapparoma è un linguaggio che tiene insieme la curiosità della ricerca e la passione civile per le sorti della città.
Pur nella freddezza dei numeri affiora un appello accorato affinché il compito repubblicano del rimuovere le diseguaglianze diventi davvero una priorità politica. È merito degli autori avervi insistito da molti anni con le loro ricerche sulla condizione della periferia romana, anche quando quella priorità era stata dimenticata perfino a sinistra.

venerdì 20 settembre 2019

Roma 2030

Qui si può ascoltare il mio intervento al convegno Roma 2030 organizzato da Domenico De Masi per la Camera di Commercio di Roma:

https://www.radioradicale.it/scheda/584284/roma-2030-idee-per-roma?i=4032520

Di seguito si può leggere il testo dell'intervento:


La crisi di Roma è più grave di come appare. Non voglio dire che ci sia qualcosa di più grave degli autobus in fiamme, dei rifiuti per strada, del discredito nazionale e internazionale. Tutto ciò è la superficie visibile, ma c’è una crisi più profonda.

È finito il ciclo storico iniziato a Porta Pia. Il vecchio modello di capitale, la città coloniale di Pasolini, non ha futuro. Siamo vissuti con tre rendite: il centralismo statale, il consumo immobiliare della campagna romana, il simbolo di un’immeritata eredità storica. Pur con tanti squilibri le tre rendite hanno trasformato un piccolo borgo papalino ottocentesco in una delle più grandi città europee. È evidente, però, che le rendite non funzioneranno più nel secolo appena cominciato. Quando di esaurisce un ciclo storico si aprono le buche non solo nelle strade, ma anche nell'economia, nella società e nella politica. E ciò apre domande difficili e appassionanti: di che cosa vivrà Roma? Quale forma urbana si darà? Come potrà rielaborare l’antico nella produzione culturale contemporanea? Sarà importante celebrare i 150 anni della capitale, ma senza nostalgia per il passato, anzi come occasione per ripensarne il modello e il senso.

Ci sono tante emergenze da risolvere, affanni quotidiani da affrontare, servizi da migliorare, ma si possono fare le piccole cose solo avendo in mente un’ambizione per il secolo nuovo. Non vale il contrario: se manca l’ambizione non si realizzano neppure le piccole cose, come è sotto gli occhi di tutti.

mercoledì 15 maggio 2019

Roma: dalla capitale in sé alla capitale per sé

La rivista Il Mulino ha dedicato l'ultimo numero a Roma, con articoli di Vittorio Emiliani, Nunzia Penelope, Edoardo Zanchini, Fabrizio Ciocca. Anche io ho scritto un articolo, dedicato, diversamente dal mio solito, a un'analisi politologica dei partiti romani. Lunedì 6 maggio abbiamo presentato il numero della rivista nella sede della Fondazione Modigliani a Roma. In quell'occasione ho svolto un ragionamento più ampio di analisi e di proposta. Di seguito, chi è interessato può leggere il testo del mio intervento.


Nei momenti difficili bisogna chiedere aiuto ai poeti. Pier Paolo Pasolini scrisse nel 1970, per la musica di Ennio Morricone in occasione del centenario di Porta Pia, un verso che in poche parole contiene già un bilancio di Roma capitale: Non si piange su una città coloniale.

Lo confesso, per me è diventato quasi un assillo. Mi appare misterioso, lo rileggo da tanti anni nel tentativo di comprenderlo. Finora ho individuato tre possibili interpretazioni.

Prima, l'interpretazione assertiva: Roma è così e non cambierà mai. È lo stereotipo che ci impedisce di vedere il carattere meno noto della città generativa di solidarietà e di invenzioni.

Seconda, l'interpretazione spregiativa: Roma non merita neppure le lacrime, è solo da disprezzare. È lo sdegno che non vede le differenze e produce solo la passività, è il contrario dell'indignazione che conosce i conflitti e chiama a prendere parte.

Terza, l'interpretazione esortativa: Non si deve piangere, bisogna rimboccarsi le maniche per fare qualcosa di buono per Roma.

È la versione preferita, ma proprio perché vogliamo impegnarci non dobbiamo indorare la pillola. La crisi è più grave di come appare. Non voglio dire che ci sia qualcosa di più grave degli autobus in fiamme, dei rifiuti per strada, del discredito nazionale e internazionale. Tutto ciò è la superficie visibile, ma c’è una crisi più profonda.

martedì 14 maggio 2019

Per la Lista civica di Roma

La rivista Il Mulino ha dedicato l'ultimo numero a Roma, con articoli di Vittorio Emiliani, Nunzia Penelope, Edoardo Zanchini, Fabrizio Ciocca. Anche io ho scritto un articolo, dedicato, diversamente dal mio solito, a un'analisi politologica dei partiti romani. Lunedì 6 maggio abbiamo presentato il numero della rivista nella sede della Fondazione Modigliani a Roma. In quell'occasione ho svolto un ragionamento più ampio di analisi e di proposta, che si è concluso con l'idea di una Lista civica di tutto il centrosinistra. 
Chi è interessato a leggere il testo completo del mio intervento lo trova qui.
Di seguito, invece, si può leggere la parte del discorso relativa alla Lista civica. 


Roma ha bisogno di una nuova classe dirigente. Come e da chi può essere costituita? Alcuni esponenti già li conosciamo, ad esempio alcuni bravi amministratori dei Municipi che sono in dialogo costante con i cittadini. Ma la maggior parte non li conosciamo ancora, magari si paleseranno prossimamente. Adesso stanno facendo altre cose: chi organizza una scuola per i migranti, chi studia la struttura urbana, chi inventa un nuovo servizio per i cittadini, chi organizza filiere produttive per il risparmio energetico o per il riciclo dei rifiuti, chi è impegnato a riqualificare i quartieri da Tor Bella Monaca a Corviale. Oppure chi è andato via da Roma, come Francesca Bria, che da giovane ha frequentato i centri sociali romani, poi ha lavorato nell'Agenzia inglese per l'innovazione e oggi è assessore della giunta Colau a Barcellona.

Però i tempi stringono, dobbiamo fare qualcosa per accelerare la preparazione dell'alternativa. Occorre prima di tutto rimuovere l'ostacolo del ceto politico, che non molla la presa pur avendo fatto Caporetto. Conosco l'ambiente per esperienza diretta e so che ne fanno parte anche persone in gamba e validi amministratori, ma è la logica di ceto che blocca la generatività sociale. È una logica diffusa sia a destra sia a sinistra e perfino i grillini, che dovevano spazzarla via, l'hanno imparata presto e male.

venerdì 26 aprile 2019

La politica fuori luogo


Ho scritto un saggio per la rivista di filosofia Il Pensiero, fondata da Vincenzo Vitiello, nel numero monografico dedicato alla figura del fuori luogo nelle diverse accezioni filosofiche. Di seguito si può leggere il testo.


Abstract


Il "fuori luogo" della politica è inteso in due significati: come esodo dai luoghi della rappresentanza e come comportamento urticante o inopportuno. Esaurita la retorica della spoliticizzazione riemerge una potenza del negativo come nucleo metafisico del politico, che assume forme diverse tra "mare e terra", nel mondo anglosassone e nel continente europeo. Le forme politiche sono condizionate dalla "fase termidoriana" del capitalismo, che accentua i controlli e le norme dopo aver esaurito la fase rivoluzionaria della deregulation. Si inasprisce la frattura tra logica di sistema e mondi vitali, come definita da Habermas, ma non è ricomponibile con un'etica discorsiva. La causa dell'ingovernabilità è nello scarto tra potenza e saggezza, tra la formidabile forza di trasformazione e la debole capacità di regolarne gli esiti. Le soluzioni possibili sono da ricercare nelle dimensioni originarie del politico: l'educazione intesa a là Condorcet come capacità di governo della società; la città intesa a là Baudelaire come trasformazione a misura dell'umano.

sabato 6 aprile 2019

Potenza e saggezza nella città

Il bisogno di giustizia nella città che cambia è il titolo del del convegno organizzato a Milano da Urbanpromo. Gli atti sono pubblicati nel sito di Planum. Di seguito si può leggere la mia relazione, in una versione ampliata e rielaborata.





Per preparare uno stato d'animo adatto alla nostra discussione ascoltiamo un verso di Baudelaire dalla poesia Il Cigno:
La vecchia Parigi non è più; la forma di una città muta più rapidamente, ahimè,  del cuore di un mortale.
In poche e semplici parole il verso esprime lo sconcerto del poeta di fronte ai cantieri della modernizzazione di Haussmann.
Al di là del riferimento storico, emerge una tensione più generale tra due dimensioni dell'urbano:
da un lato la logica di sistema che guida la trasformazione e dall'altro la forma di vita costituita dai bisogni, dai sogni, dalle relazioni tra le persone e di queste con i luoghi.
La prima è improntata a una razionalità tecnico-economica, mentre la seconda è segnata dalla sensibilità e dall'imprevedibilità del cuore di un mortale.
In altre parole, nel verso si avverte una tensione tra la potenza di trasformazione e la saggezza della vita.