giovedì 25 aprile 2013

Perché abbiamo sbagliato.
Quattro riflessioni sincere (e provvisorie)


Il seguente articolo è stato pubblicato il 24 Aprile sul sito Globalist.it


È tempo di dirci la verità sulla sconfitta per il Quirinale. Al di là della girandola di nomi, dei tradimenti occulti e dei dissensi dichiarati, c'è un nocciolo politico che va portato alla luce. L'elezione del Presidente era l'occasione per dare un segnale di coesione nazionale, e su questo siamo tutti d'accordo. Ma per realizzare un tale nobile proposito occorreva scegliere tra due diverse strade.

1. La prima strada era l'accordo istituzionale tra il Pd e il Pdl: è l'ipotesi prevalsa tra i dirigenti, ma non tra i nostri elettori. Questi ultimi non hanno dimenticato che solo tre mesi fa Berlusconi stracciò impunemente un accordo simile, come suo costume da vent'anni, schierandosi all'opposizione e lasciandoci col cerino in mano di fronte agli elettori. Eppure è stato rapidamente perdonato dai nostri, dagli opinion leader e dallo stesso Monti che ne è stato la vittima suprema. Un curioso caso di masochismo dell'establishment.
La candidatura di Marini al Quirinale, come egli stesso ha onestamente riconosciuto, era connessa ad un accordo “a bassa densità” col Pdl per il governo, cioè a una versione camuffata del governissimo che fino a poche ore prima era stato rifiutato sdegnosamente dai nostri dirigenti.


I due partiti principali, oggi, rappresentano meno della metà degli elettori aventi diritto: circa 16 milioni su 46 totali, e le rispettive coalizioni ne hanno persi più o meno 10 milioni. Se avessimo impiegato almeno un'oretta nell'analisi del voto, avremmo constatato che più della metà del popolo italiano ha perso fiducia nel sistema politico nel suo complesso. In questo clima, qualsiasi intesa tra Pd e Pdl non solo non garantisce coesione nazionale, ma esaspera ulteriormente la frattura tra i cittadini e la politica. Le grandi intese, immancabilmente giustificate da stringenti motivi di governabilità, rappresentano la principale causa dell'ingovernabilità italiana. Fossimo andati al voto quando il governo tecnico era già logorato, o ancora prima, quando il partito di maggioranza non era più tale – in tanti paesi europei le elezioni hanno prodotto governi più stabili nonostante la crisi – avremmo impedito tanto la resurrezione di Berlusconi quanto la crescita di Grillo, proteggendo il normale bipolarismo.
Con la rielezione di Napolitano ci siamo impegnati a recitare ancora una volta lo stesso copione, e siamo entrati in un presidenzialismo di fatto, senza alcun fondamento costituzionale, con l'unica attenuante di avere una persona saggia e di incrollabile fede democratica a gestirlo. L'intera vicenda sembra suggerirci di adeguare la Carta allo status quo. Così, non solo non si esce dalla Seconda Repubblica, ma se ne aggrava la malattia: il ricorso all'"uomo solo al comando" e la retorica delle intese istituzionali sono forme di accanimento ridondante. Curiamo l'alcolista col cognac.
Pur comprendendo come la strada sia ormai almeno in parte obbligata, con il voto contrario espresso in Direzione ho voluto sottolineare la responsabilità dei nostri leader, e i gravi errori commessi.

2. Si poteva del resto scegliere la seconda strada, con la consapevolezza che la vera pacificazione non sia da ricercarsi tra i vecchi partiti, ma tra le istituzioni e il popolo. Con l'elezione di Grasso e Boldrini ci eravamo mossi in questo senso, ma il successo ci ha paralizzato. Dovevamo invece insistere, con determinazione ancora maggiore. Ad esempio con la candidatura di Prodi, personalità che ha sempre creduto nel bipolarismo e, pur senza mai scendere a patti, ha sempre mostrato rispetto per l'opposizione nonostante questa lo contrastasse con atti eversivi come Telekom Serbia e la compravendita di parlamentari.
Altrettanto forti sarebbero state le figure di indiscussa garanzia costituzionale come Zagrebelsky o Rodotà. Di quest'ultimo si dice che non andava votato sotto la pressione della piazza; dovremmo piuttosto chiederci perché non siamo stati capaci di proporlo prima che lo facessero gli agitatori. Avremmo ribaltato la partita, stringendo Grillo in una morsa: portare voti al nostro candidato oppure perdere quelli del suo elettorato. La rottura col passato avrebbe contribuito a ristabilire la fiducia di tanti cittadini verso la politica. In un clima nuovo sarebbe stato molto più facile far nascere il governo di cambiamento che per due mesi abbiamo inseguito inutilmente.

3. Il PD poteva dunque essere l'artefice del superamento della Seconda Repubblica, e non la causa della sua paralisi. I vigorosi segnali che in quelle ore si alzavano dalla nostra base non erano solo sentimenti impolitici o sterile indignazione, come dichiarato da diversi dirigenti che con quella base hanno perso il contatto. Contenevano invece la lucida richiesta di una svolta politica. Il nostro elettorato, come spesso è accaduto in questo ventennio, ha mostrato più intelligenza dello stato maggiore che avrebbe dovuto guidarlo.
Quegli stessi generali, responsabili diretti e indiretti del caos, invocano ora ordine e disciplina. La sconfitta non è colpa dei parlamentari scavezzacolli, ma di alcune correnti ben strutturate, di pezzi significativi della classe dirigente che guida il partito da troppo tempo senza più averne la necessaria autorevolezza. Il guasto è in alto, non in basso. Il progetto del Pd ha funzionato tra gli elettori e i militanti, ma non tra i dirigenti. La loro ostilità ha fatto mancare il sostegno sia a Prodi che a Rodotà; proprio i nomi più apprezzati dalla nostra gente e in grado di offrire garanzie a tutti i cittadini. Nomi che perlopiù rappresentano anche due sorgenti del Pd: l'Ulivo come origine fondativa, e l'intransigenza dei diritti come base culturale che in tutto il mondo caratterizza i partiti cosiddetti “democratici”.
Ho capito solo ora, e il pensiero mi sconcerta, che l'intenzione di molti dirigenti era di rinunciare a questi caratteri, senza timore di impoverire il PD pur di mantenerne il controllo.

4. Un disegno per giunta fallito, dal momento che nella Direzione di ieri il segretario dimissionario ha parlato di insanabile “anarchismo”. Aveva vinto il congresso del 2009 promettendo di consolidare il nascente Pd, che fin dall'inizio aveva dato segni di ingovernabilità. All'epoca noi “bersaniani” attribuimmo quei sintomi alla maggioranza veltroniana e promettemmo un partito più compatto. Dopo il dramma di questi giorni, ahimé, bisogna riconoscere che l'ingovernabilità si è addirittura cronicizzata.
La promessa riforma del partito venne rapidamente accantonata, e per un incredibile paradosso è stato proprio Bersani a portare alle estreme conseguenze la linea di Veltroni. La famosa "vocazione maggioritaria" si è realizzata facendo affidamento sul premio di maggioranza della legge elettorale piuttosto che su una convincente proposta per uscire dalla crisi più grave del secolo.
In più, abbiamo optato per le primarie "sempre e comunque". Anche a me è piaciuto molto prendervi parte, come parlamentare uscente, ma sono forse diventate un coperchio che nasconde i veri problemi e irrigidisce le scelte, compresa quella del premier. Da qui è nato l'errore che ha generato poi tutti gli altri. Dopo la sconfitta elettorale – ed è bene riconoscerla – Bersani avrebbe dovuto candidare un'altra personalità a Palazzo Chigi, guidando il processo in qualità di segretario del partito. Ne sarebbe uscito da protagonista, e noi avremmo raccolto risultati migliori. La stima che nutro per lui mi ha spinto a dirglielo apertamente nella riunione della Direzione post-voto. Coloro che la pensavano allo stesso modo sono purtroppo rimasti in silenzio.
Ora serve chiarezza in vista del congresso. La maggioranza che ha guidato il partito deve stilare un bilancio del mandato ricevuto. E non credo possa dirsi soddisfacente, se il 40% dei partecipanti alle primarie ha scelto Renzi e se il 25% dei voti nazionali è andato a Grillo. Evidentemente il nostro progetto per il Pd – che ritengo di conoscere, avendo contribuito a scrivere a suo tempo la mozione congressuale – non ha saputo contenere e tanto meno ridurre il malessere del nostro elettorato, espresso in particolare nelle roccaforti tosco-emiliane. Siamo tutti responsabili, e chi ha fatto parte della maggioranza lo è ancora di più. Da questo bisogna ripartire. Tutti insieme cercheremo di rilanciare il PD sui problemi gravi del Paese, e sulle nuove ambizioni del centrosinistra.


26 commenti:

  1. Caro Walter,
    se si finisce parlando delle primarie bisogna ricordare come le ultime - le prime "vere" per la scelta di un candidato premier per le politiche - abbiano registrato un regresso dei 4 milioni di partecipanti delle ultime (finte) a soli 3 milioni. Come noto questo è successo per l'ansia congenita delle classi dirigenti del Pd che antepongono il controllo del partito e la spartizione del potere agli interessi della "base" e della nazione. Pertanto quelle primarie, come ho già avuto modo di dirti, furono truccate. Si cercò con ogni mezzo di impedire la partecipazione di chi non frequentasse i circoli e le case del popolo (quindi i bersaniani) e di scoraggiare tutti gli altri, con inutili balzelli, e doppio turno di iscrizione. Assistemmo allo spettacolo unico al mondo di un partito che manda indietro elettori intenzionati a partecipare alla sua vita. Come era chiaro l'importante per la classe dirigente del Pd è controllare il proprio dominio, non certo aprirsi al Paese. Lo dici anche tu:

    "Ho capito solo ora, e il pensiero mi sconcerta, che l'intenzione di molti dirigenti era di rinunciare a questi caratteri, senza timore di impoverire il PD pur di mantenerne il controllo."

    Quello che io ho capito solo ora è che il Pd è più colpevole di Berlusconi di quanto successo in questo ventennio, eppure di gente che lo diceva in giro ce n'era tanta. C'è da pensare che per larghi tratti della sua dirigenza sia addirittura colluso con lo stesso Berlusconi, lo è nei fatti. Si è dimostrato tutto questo con le (non)scelte fatte in campagna elettorale, con l'elezione di Napolitano II e il governo (osceno) che ne conseguirà. Alla buona fede della vecchia classe dirigente non credo più. Si comporta così per mantenere le sue rendite di posizione e per interessi diretti e indicibili.
    L'altro giorno ascoltavo Concita de Gregorio (che non mi piace) raccontare che quando era all'Unità dedicò una prima pagina alla Serracchiani capace di sconfiggere Berlusconi in un confronto diretto e di come la prima pagina dedicata dal suo quotidiano alla donna avesse fatto infuriare i vertici di partito: "perché darle tutto questo spazio?" "non va da nessuna parte" "non si merita questa visibilità" ecc.
    È superfluo dire quanto tutto questo faccia schifo, il Pd è finito, per fortuna. L'altro giorno nella - assolutamente fasulla - direzione nazionale mentre i relatori parlavano Rosi Bindi (la vipera maledetta Rosi Bindi) si premuniva di zittire il vociare quando i quadri dirigenti erano sul palco, salvo poi dire, lei per prima, a fronte di un intervento non consono al suo sentire e col microfono aperto "ma dobbiamo fà parlà pure questo?".

    Non ne possiamo più. Siamo in tanti. Ogni giorno che le poche persone per bene restano con questa masnada di schifosi perdono credibilità e fiducia.

    [continua]

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  2. L'occasione offerta da Renzi - personaggio opportunista e ambiguo, ma certo meno colluso di chiunque nella dirigenza del Pd e, soprattutto, uno che punta a vincere (dote non certo da poco, lì dentro) - era proprio questa: Renzi era il cavatappi capace di far saltare via tutto lo schifo dell'attuale, insulsa, patetica, opportunista nomenklatura per poi ricominciare da capo. E il modo ci sarebbe stato, qualche buon segnale c'è. Penso ad esempio al lavoro di Civati.

    Invece si è preferito truccare le primarie, perdere le elezioni, accordarsi con Berlusconi - perché l'accordo c'è da anni, ed è quello il manifesto fondativo del Pd – questa collusione, questa legittimazione strisciante.

    È finita, come dicono i grillini, ora basta. Il Pd non esiste più. È invotabile. Impresentabile.

    Voi, persone per bene, o fate fuori tutta la classe dirigente e cambiate nome o andate in diaspora verso Sel, o formate qualche nuovo partito. La sopravvivenza elettorale del Pd è fuori discussione. Per permettere alla vostra dignità di sopravvivere fate presto, fate i nomi di questi parassiti, svelate i loro interessi e voltate pagina, possibilmente cambiando libro, questo è logoro e non c'è più modo di rilegarlo.

    Federico di Vita

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  3. Perfettamente d'accordo, Walter. Ho tuttavia il rammarico che queste tue riflessioni arrivino solo ora: diverso sarebbe stato, penso, se fossero giunte nel momento topico della protesta dei militanti e degli elettori. Ma tant'è: teniamole buone per il futuro e per evitare nuovi errori.

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    1. grazie Piero, in questo blog però trovi le mie posizioni precedenti, anche quando da solo mi sono alzato in direzione a dire a Bersani che sbagliava a candidarsi avendo perso le elezioni

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  4. concordo, ma ora davanti al governissimo le scelte sono due: o sostenerlo o scindervi.

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    1. si spera sempre in una terza via, anche se non si trova

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  5. Carissimo Walter,

    apprezzo, come sempre, il tuo impegno sincero nella ricerca della verità. Ma, come non riesco a condividere il senso niente affatto risolutivo degli scontri avvelenati attorno alle logiche soggettive di confronto e di potere tutte interne al PD e al suo gruppo dirigente (che, pure, hanno certamente esercitato un peso sui recenti ‘errori’ commessi), così non riesco a condividere – ecco il punto – le tue risposte al tuo stesso interrogativo, schiacciato sull’attualità: “Perché abbiamo sbagliato…”. Perché? Perdonami la provocatoria semplificazione, ma io ti risponderei: “Perché non potevate non sbagliare”. Punto. E’ proprio la storia della rana e dello scorpione che, a metà del guado, uccide la rana e se stesso. “E’ nella mia natura…”, prova a giustificarsi lo scorpione. E già…era ed è nella natura stessa del PD l’autocondanna, prima o poi, al suicidio. Perché il PD è stato concepito e (parzialmente) costruito per contenere tutto dentro di sé, per non aver bisogno di alleanze (né, dunque, di scelte nette), nel sogno dell’autosufficienza. E, infatti, muovilo un poco a destra, e si rompe a sinistra, e viceversa. Immobile e vago: questa la sua essenza. Un soggetto così non è in grado né di affrontare una crisi di queste dimensioni e di questa qualità (servirebbero, in un senso o nell’altro, scelte chiare e radicali), né di stabilire alleanze, pur avendone un estremo bisogno, non essendo né potendo essere autosufficiente. E così – venuta la prova delle scelte fondamentali - l’alleanza più innaturale di tutte, con la destra guidata da Berlusconi, diviene paradossalmente l’unica percorribile. Non perché sia veramente l’unica possibile, ma perché imposta dalle forze interne ed esterne forse non maggioritarie neppure nel gruppo dirigente (sicuramente non maggioritarie fra gli elettori), ma certamente più indifferenti (o persino inclini) dinanzi alla possibilità della rottura ‘a sinistra’ del partito, facendola finalmente finita sia con SEL che con le diverse anime della cosiddetta ‘sinistra’ interna.
    Il problema, per me, è dunque, ora: “Perché continuare a sbagliare?”. O, meglio: “Come evitare che si continui a sbagliare?” La mia risposta è implicita nel ragionamento precedente e non voglio insistere pedantemente. Limitiamoci a dire che l’Italia ha urgente bisogno di formazioni di sinistra (anche non ridotte ‘ad unum’) che sappiano e vogliano essere sinistre capaci di scelte anche radicali perché all’altezza della crisi, della necessità di sentirsi ed essere ‘di governo’, di stabilire le alleanze a ciò finalizzate. Questa/e sinistra/e oggi non c’é/non ci sono. Come non continuare a sbagliare, dunque? Ci vogliono il coraggio e la determinazione fondati sulla convinzione attorno al da farsi per gli italiani, per l’Italia e per l’Europa. Unico fondamento possibile per riuscire finalmente a non considerare un feticcio inviolabile l’unità di questo PD. Un abbraccio.

    Sandro Morelli

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    1. caro Sandro, hai ragione che ci sono radici molto più antiche nei nostri errori, anzi, per quanto mi riguarda ci sto scrivendo un libro e se riuscirò a terminarlo in questo casino te ne farò omaggio. Per il resto, l'unanimità del Pd di questi tempi conta davvero poco, la cosa più importante è salvare un elettorato del 30% e impedire che si disperda irreversibilmente in mille rivoli. Ne parleremo al CRS.

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    2. Se ne parlerà a lungo e non solo nel CRS. Qui osservo che l'elettorato 'da salvare'(a sinistra) è verosimilmente più vasto di quello attuale del PD. Basta considerare l'elevata quantità di chi non ha votato e quanti hanno votato 'a sinistra' del PD, non esclusi tanti elettori del Movimento 5 stelle. E considerare che il PD ha perso già 3,5 milioni di elettori rispetto alle precedenti elezioni. Come salvare TUTTO questo e, magari, conquistare finalmente anche qualcosa di più? Peraltro, dove sta scritto che una o più formazioni di sinistra e di centro-sinistra non possano convergere programmaticamente ed elettoralmente in modo 'naturale' e proficuo, piuttosto che auto-imporsi (e imporre agli elettori) una - ridotta 'ad unum'- vaga ed esclusiva soggettività 'di centrosinistra'. per finire innaturalmente nell'alveo politico-aritmetico di un'alleanza con questa destra nostrana pur di dare un governo (e quale governo...!?) all'Italia? Se ne parlerà...speriamo in tempo utile, prima di doversi fare nuove, ancora più disperate domande sui nostri errori.

      Sandro Morelli

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  6. Ciao Walter,come vedi il mio processo di modernizzazione è irreversibile,tant'è che sono giorni esattamente 5 che aspettavo un tuo nuovo scritto per avere uno spunto importante di riflessione.Purtroppo il tuo nuovo articolo accresce la mia amarezza per questa situazione e conferma quella brutta idea che era iniziata a balenarmi in testa dopo aver seguito un intervista di Franceschini il giorno di Pasqua rilasciata alla trasmissione mezz'ora di Lucia Annunziata.La sensazione che ebbi,fu quella di un doppio binario da una parte l'elettorato ed una parte di eletti protesi al "Cambiamento"dall'altra eletti( sentita quell'intervista) che di cambiare non avevano proprio intenzione.Mi sono forzatamente auto convinto che fosse solo un mio cattivo pensiero e che tutto cio' era solo frutto del mio limite di conoscenza politica.Quando il mio cattivo pensiero si è palesato grazie alla "discarica dei 101"ho pensato che ha far cattivi pensieri si fa peccato ma delle volte ci si azzecca.Non era poi cosi difficile bastava seguire i vari talk-show dove tutti i giornalisti e direttori di testata( che spiegano la crisi vivendola da lontano a chi come noi la sentono sulla pelle)tifavano per le larghe intese già dal 25 Febbraio.Detto questo,tu mi insegni bisogna guardare avanti,anche se è dura molto dura.Prendiamo atto della sconfitta,forse la più brutta,perche' non hanno fatto solo perdere una linea politica ma hanno tradito nel modo più subdolo quel patto di fiducia che esiste tra elettore ed eletto.Mi piacerebbe sapere molto i nomi di quei 101 "galantuomini"ma non per insultarli ma solo per farli riconoscere da tutti quei volontari,semplici cittadini che con il loro impegno hanno messo la loro faccia davanti ad altri cittadini per convincerli a votare per il centro sinistra per avere finalmente un Paese migliore.Ora dopo il danno enorme non si può avere anche la beffa.In questi momenti lo sport più facile è quello di generalizzare "sonotutti uguali" e chi vede le cose con le solite lenti della superficialità spinti anche dai soloni televisivi addossera' le colpe dei 101 a tutti.Questo è il giochetto da evitare ,penso che sia il momento di invertire la tendenza. Siamo tutti d'accordo sull'importanza della base, è il corpo di un partito ma un corpo senza testa è un corpo morto purtroppo. Un corpo avanti alla propria testa è destinato a morire in un tempo brevissimo.Ristabiliamo un ordine una testa allineata con il proprio corpo .Si deve ricreare quel circolo virtuoso di fiducia tra eletto ed elettore quella connessione sentimentale ,quella condivisione di valori propri della sinistra che lega la base al suo gruppo dirigente.Il momento è difficilissimo,Lor Signori non solo hanno scavato un solco profondissimo,senza alcuna vergogna parlano di epurazioni.Ecco la beffa da evitare togliere a tutti noi che abbiamo creduto nel cambiamento anche quelle "boe"gli ultimi appigli, gli ultimi riferimenti di fiducia,i compagni che come te e con te cercano di tenere allineati testa e corpo.I prossimi giorni saranno sempre più duri, da subito bisogna mettere in moto la guida nuova VISIBILE ONESTA SERIA CORAGGIOSA COMPETENTE,dedita al bene comune. Tornare ad essere quelle che siamo stati in fondo semplicemente noi stessi.UN ABBRACCIO MARCO CONTI

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    1. la botta è stata talmente forte che spingerà a ritrovare le radici popolari della nostra politica; sono fiducioso sull'obiettivo, molto più preoccupato sul come arrivarci.

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  7. carissimo Walter
    forse le cose vanno come debbono andare, ti propongo un diverso punto di vista.
    Un mito già visto...Mi sembra di assistere alla nemesi di sistema di un elettorato adolescenziale che deve crescere dal sangue del padre per trovare la conferma di esistere. Parafrasando: "neco ergo sum". Ma il problema è fuori e dentro il PD nonostante la tua/nostra buona volontà di cercare la verità con mente laica.
    Un affettuoso saluto.
    Angelo Palloni

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    1. tu conosci però anche il motto ambientalista: pensare il sistema, agire localmente

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    2. Caro Walter, apprezzo i tuoi ragionamenti, ai quali ne vorrei aggoiungere uno che non ho ritrovato.

      Dopo la proposta Marini che rispondeva a vecchie logiche- previste sì dalla Costituzione, ma non più rispondenti all'assetto del nuovo Parlamento, restava una sola strada:PARLARE CON RODOTA'convincendolo a ritirare la sua candidatura ormai del tutto perdente ( il PD non poteva accodarsi tardivamente alla scelta di Grillo). Grillo e i grillini avrebbero dovuto essere affrontati da Rodotà e indotti al sostegno a Prodi, che era peraltro compreso tra i nominativi loro. La candidatura di Prodi avrebbe avuto il segno inequivocabile dell'allontanamento dal PDL che quella candidatura rifiutava e l'apertura all'eventualità di quel governo coi 5 stelle che era stato per settimane inseguito da Bersani.
      Occorreva un grande lavoro tra Rodotà, Prodi, 5 stelle e il PD...
      Ma tutto andava tentato pur di scongiurare un Napolitano bis, che vede il Presidente della Repubblica come dominus assoluto aprendo la strada alla iattura del presidenzialismo, magari con elezione diretta sul web...Per giunta con Quagliarello alle Riforme Istituzionali Antonia Sani

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  8. Walter, finalmente! Concordo su tutto quello che hai scritto, ma ancora non mi spiego perché Bersani abbia fatto tante e tante scelte sbagliate. Non ne ha azzeccata una! Come ministro ha lavorato molto bene, ma come segretario si è fatto mettere i piedi in testa da tutti. Quanto a Napolitano, ancora non mi spiego perché dopo le dimissioni di Fini non ha provveduto a far cadere il governo. Anni prima quando ci fu il caso Lega, il governo cadde. In ogni caso i 101 traditori (mattina ovazioni, pomeriggio voto a tradimento senza dichiararlo) sono pro - berlusconiani. E, allora, mi chiedo, perché non creare una nuovo formazione che raccolga tutte le forze di sinistra e lasciare che quelli che vogliano seguano i vari Ichino e Rutelli? tante forze del sindacato e della sinistra extra parlamentare (Landini e Ferrero) aspettano solo di avere a disposizione una struttura di riferimento in cui inserirsi. O si sta con i lavoratori o si sta con gli imprenditori. Mussolini inventò i sindacati fascisti, ma a Dio piacendo, ora i tempi sono altri e i sistemi totalitari classici sono assolutamente caduti in disuso. Certo qualche uomo politico più anziano è rimasto allo stalinismo e al fascismo, ma noi siamo più giovani e i nostri figli lo sono ancor di più. Democrazia, si fa presto a dire democrazia, ma poi vai a vedere ognuno e fermo su posizioni individualiste. C'è bisogna di solidarietà e di garanzie sociali. Altrimenti saremo sempre in una situazione conflittuale tra chi ha e chi non ha. Meglio avere meno tutti, ma eliminare la povertà. Mai come ora c'è bisogno di socialismo. Confido che le tue scelte future siano adeguate a questa tua bella riflessione. Un affettuoso saluto. Nikita Russka

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    1. scusate i refusi: leggere BISOGNO invece di bisogna nella terz'ultima riga, mentre E' invece di e nella quart'ultima. Nikita.

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    2. Nel ceto politico si possono perdere pezzi con qualche vantaggio; nell'elettorato invece bisogna unire e consolidare: in questo doppio movimento è la difficoltà del momento

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  9. Benedetto Tilia26 aprile 2013 16:45

    Caro Walter

    ci sarebbero molti piani su cui leggere questa situazione e tutti andrebbero approfonditi in un confronto non schematico.
    Ti cito quelli che mi sembrano i più significativi e poi mi concentrerò su quello che mi riguarda più da vicino come iscritto del PD e come coordinatore di circolo.
    L'esito infausto del comportamento dei dirigenti e dei parlamentari PD mi sembra l'approdo di emergenza di un sistema di potere economico che ha fatto di tutto per impedire che un sia pur moderato governo riformatore mettesse a nudo e cominciasse a rimuovere le crepe del capitalismo finanziario in crisi e che quindi non si può permettere governi autonomi e istituzioni autorevoli per non parlare di una politica di sinistra.
    Io ho letto in questa chiave tutti i tentativi, dal sostegno sui media del padrone a Monti e a Renzi, fino alla riabilitazione del vituperato berlusconi e finanche al fenomeno Grillo, pur di limitare il successo elettorale del PD e di Bersani e poi usare le tante crepe del sistema democratico interno del PD per portare a quello che considerano il meno peggio: un governo dominato da berlusconi che dicrediti ulteriormente il PD con un ruolo di napolitano che io, contrariamente a te, giudico ambiguo e pericoloso (come vincolare l'accettazione della presidenza della repubblica, organo supremo di garanzia istituzionale, ad una formula di governo ed in qualche modo ad un programma ).
    Comunque questa è indiscutabilmente dietrologia che cerca di leggere al di la dei pochi fatti che ci fanno conoscere e cercando di interpretare fatti apparentemente inspiegabili.
    Come le scelte di Bersani ma anche quelle di chi gli ha segato, con leggerezza le gambe.
    Comunque il punto è che il risultato è che il PD ed il suo ceto politico complessivamente, a tutti livelli, risulta inaffidabile prispetto alle regole della democrazia ed alla sua capacità e volontà di rispettarle.
    In particolare questo approdo rompe il patto con gli elettori sugellato dalle tante barocche procedure a cui tutti noi siamo stati chiemati a partecipare (dalla carta di itetnti alle primarie, alle parlementarie ecc.)e di cui Bersani era stato scelto come garante e che ha lascoiato in mano di un oscuro personaggio che risponde molto probabilmente ad interessi esterni al PD.
    Purtroppo, e mi dispiace dirlo, è Bersani che è venuto meno al suo ruolo ed al suo impegno di garante di questo patto preferendo accettare (di nuovo come Veltroni)il discredito per se e per tutto il Partito pur di non rompere il cerchio megico dei ricatti incrociati e delle rendite di posizione che si sono cementificati dietro l'alibi delle diverse culture politiche che di cultura non hanno più niente e che di politica mantengono solo la nozione di scontro per il (superstite) potere.
    oltretutto lasciando il mondo del lavoro senza uno strumento politico per poter fare la propria lotta e sostenere le propie ragioni difronte ad un capitalismo declinante ma proprio per questo pericoloso e protervo.
    Comunque sono persuaso che il PD abbia costituito fin qui il tentativo più avanzato (sarebbe meglio dire l'unico)per ricostruire su basi nuove il rapporto tra cittadini e politica in un sistema democratico in una società complessa dopo la fine della guerra fredda (in attesa che la blog-crazia di grillo precisi meglio le sue caratteristiche).
    Questo tentativo, tardivo (rispetto alla nascita dell'Ulivo) avrebbe dovuto costruire lo spazio politico e democratico per un nuovo elettorato quello che io considero il partito vero diverso dal partito legale) ma è sato ipotecato dall'occupazione che vecchi ceti poltici hanno fatto dei posti di rappresentanza evitando una nuova legittimazione democratica dal nuovo insieme che occorreva unificare e coinvolgere attivamente.
    Rimando ad un prossimo intervento qualche proposta operativa per cambiare questo stato di cose.

    Ciao

    Benedetto Tilia

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    1. caro Benedetto, sono d'accordo con tante delle tue analisi. Credo però che da queste giornate sia uscito un Pd diverso da come lo avevamo pensato. Se non è in grado di candidare persone come Prodi e Rodotà significa che il Pd non è un accrescimento ma un taglio alla radice dell'Ulivo.

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  10. Le vicende di questi giorni sono la conseguenza di questa contraddizione insanabile frutto di ritardi sul piano culturale (la lettura della crisi di una forma partito che già a metà degli anni 70 era inadeguata alla nuova composizione del mondo del lavoro, al ruolo dei giovani e delle donne ecc.)e anche di un oggettivo interesse di casta autoreferenziale lautamente sostenuta da un finanziamento pubblico ricevuto direttamente, cioè senza la mediazione del partito Vero.
    Ad onor del vero Bersani ha provato (per esempio con l'abortita conferenza sul Partito) a porre correttamente questo problema della democrazia DENTRO il partito ed a ben vedere tutte le varie primarie sono state anche un tentativo di vincolare ad una regola minimamente democratica i feudi del potere correntizio, ripeto facilmente infiltrabile dai poteri esterni.
    Ma la politica cerchiobottista (dirabbe Di Pietro) ormai ha prodotto tutti i suoi frutti avvelenati delegittimando QUESTO PD come luogo democraticamente agfibile e credibile; già avere la tessera del PD dava meno diritti di quella dell'ATAC adesso, occorre tagliare questo nodo gordiano di netto mettendo coerentemente in campo una nuova e seria idea di partito democratico invertendo l'ordine del processo che ha consegnato il partito democratico ad una inamovibile e arrogante nomenklatura; e la situazione in periferia è anche peggio che al centro, come saprai conoscendo le vicende del PD del Lazio.
    Occorre concepire un partito che abbia una stabile ed affidabile struttura democratica orientata a mantenere un rapporto di osmosi con la società reale (il mondo dei lavori, della cultura, delle competenze) che è il nostro azionista di riferimento.
    Nella attuale situazione i circoli sono lo strumento necessario per ricostruire questo rapporto, i circoli intesi non come attestazioni sul territorio del ceto politico (ed in quanto tali più o meno in ostaggio e lottizzati) ma come porte di accesso dell'elettorato per contribuire a definire in modo certo programmi e rappresentanza.

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  11. Scusa se aggiungo un altro pezzo (anche l'anonimo precedente sono io) ma volevo completare il ragionamento, per una volta.


    ...La struttura organizzativa deve essere largamente orientata a sostenere questo modello e perciò prodotto e al servizio dell'attività dei circoli stessi.
    Tu dirai che il problema (come si salmodiava un tempo ) è politico e non si risolve con espedienti organizzativi, ed in parte è vero ma nessuna formula politica può risolvere la crisi di fiducia verso il nostro modo di rappresentare l'elettorato dentro il partito prima che nelle istituzioni.
    A questo punto ti faccio anche un possibile modello su cui dovrebbe ssere costruito il nuovo partito(lo stesso PD che ne ha le caratteristiche generali) che nasce dalla mia lunga esperienza a questo livello del problema che ho sempre trovato quello più stimolante, ricco e fondamentale per un disegno politico che punti a cambiare la sostanza dei rapporti sociali e non la carta da parati.
    I circoli territoriali dovrebbero essere organizzati in gruppi omogeneied esprimere un coordinatore, avere un sito funzionale a favorire il dibattito tra gli elettori e semplificare i contatti tra sedi distanti.
    I circoli tematici dovrebbero essere organizzati analogamente in aree tematiche (o consulte) su base regionale ed esprimere coordinatori che ne garantiscano la necessaria continuità e rappresentanza ed anche questi dovrebbero avere uno strumento di lavoro accessibile in rete a tutti gli aderenti al PD tanto per vedere di coniugare in maniera meno demagogica di grillo l'uso democratico del Web.
    A proposito di aderenti, le primarie hanno messo in risalto come esista e sia accessibile (per gli elenchi di coloro che si registrano) un'area contigua ai circoli in cui far crescere una partecipazione più saltuaria ma ugualmente utile ad allargare e irrobustire una nuova cultura politica che si alimenti delle tante idee ed energie che esistono nella società reale,; io attribuirei di default a questi aderenti gli stessi diritti degli attuali iscritti tranne che quello di essere eletti a incarichi locali o superiori, passare da una o l'altra forma di adesione sarebbe una scelta dettata dagli interessi, la disponibilità e le opportunità.
    Chi si iscrive segnalerebbe non solo una generica adesione al partito o la disponibilità ad una collaborazione saltuaria, come è adesso, ma una vera e propria disponibilità a partecipare con una certa continuità al lavoro organizzativo e di rappresentanza.
    Un'altro nodo da sciogliere in questa direzione è quello del finanziamento pubblico e dell'autofinanziamento anche per levare questo argomento dalle grinfie di grillo e di quelli ricchi .
    Per come è concepito oggi il finanziamento pubblico sia per quantità che per modalità di distribuzione è un formidabile strumento di autoconservazione e di potere del ceto politico : occorre che esso arrivi alle strutture territoriali ed intermedie per decisioni prese dagli aderenti attraverso i circoli.
    Fatta eccezione di una parte fornita dirattamente alle strutture nazionali federazioni territoriali (che dovrebbero vivere molto col volontariato dei circoli) e regionali dovrebbero essere finanziate attraverso contributi figurativi (cioè crediti che i circoli non possono spendere per se)sulla base di scelte discusse con gli aderenti e tra i circoli stessi.
    Insomma adesso smetto, anche se potrei aggiungere altre proposte, ma è il concetto che occorre affermare per uscire da questo empasse che ormai disegna il PD come uno strumento inservibile per la democrazia e per la lotta sociale e culturale, in mano ad un ceto autoreferenziale ed anche autolesionista 8alla fine) e credo che quelli che come te hanno spesso denunciato questi limiti debbano ragionevolmente facilitare questa inversione di tendenza.
    Io che ci credo da quando ho l'età della ragione ci proverò, come ci ho già provato alla nascita del PD, nel mio ambito anche se il contesto in cui operiamo, il pD del Lazio è particolarmente disarmante.

    Ciao di nuovo

    Benedetto Tilia

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    1. grazie Benedetto, sono ottime idee sull'organizzazione del partito; perché non le presentate come circolo in forma compiuta come contributo al congresso, magari insieme ad altri circoli? Sul finanziamento sto elaborando una proposta di legge che va nella direzione da te auspicata

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  12. Buonasera.
    Non si può invocare lo Statuto
    "Art.1, c. 2. Il Partito Democratico affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e di tutti i suoi elettori le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico, l’elezione delle più importanti cariche interne, la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali."
    e organizzare una mozione in vista del prossimo congresso, che, forte dell'auspicato e probabile supporto degli elettori/ttrici, eviti l'OPA lanciata sul PD da chi ha il 35% ?
    I 101 voti sono troppo simili a quelli presi da Chiamparino.
    Un saluto cordiale
    Salvatore Celozzi

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  13. Caro Walter, cari Federico, Sandro e Marco e anonimi vari, a leggere questo blog e i suoi commenti mi sembra di intuire che ci sia un certo disagio, un disappunto per il comportamente dei quadri dirigenti del PD ... mi accodo, dunque, in buon ordine al corteo di scontenti piu' o meno gravi e, non avendo alcuna competenza politica, mi limito a fare qualche osservazione stupefatta

    non sono un patito della dietrologia, ne' un fanatico del complotto, ma, un po' per me stesso (non voglio credere che ho dato per tanti, troppi anni la mia fiducia e il mio voto a degli incompetenti o, peggio, dei disonesti ... figuriamoci che io ancora credo(evo) nell'uomo nuovo), un po' per i pressanti suggerimenti che in tal senso mi giungono da tante parti, mi vien da pensare che non ce l'hanno (non ce l'avete) raccontata proprio tutta tutta ... insomma: ma e' veramente possibile credere che 101 persone su 400, prima ancora che grandi elettori, esseri umani maggiorenni e saldamente in possesso del loro senno, abbiano potuto appoggiare con entusiasmo e trasporto la candidatura di Prodi, salvo poi, nel segreto dell'urna (eventualmente perche' comandate da qualcuno piu' esperto) scrivere un nome diverso ... a tutt'oggi, io di cio' non mi capacito

    e quale avrebbe mai potuto essere lo scopo dell'iniziativa, poi? eliminare Bersani? preparare il terreno per l'avvento di Renzi? spaccare il PD? tutte queste insieme in un colpo solo? ... no, davvero io non mi capacito: significa credere, constatare, non solo che i suddetti 101 non siano uomini o donne ma meri esecutori (peraltro meschini e vigliacchi) di ordini di scuderia, ma anche che i comandanti di tanto osservanti comandati sarebbero stati (e, c'e' da credere che lo sarebbero ancora9 perfettamente e certamente in grado di contare, seppure nel segreto dell'urna, sulla totale dedizione all'ordine dato

    cosa potrebbe mai costringere un deputato/senatore/delegato a eseguire senza fallo un ordine non del partito, ma di un pezzo del partito? quale indicibile debito di riconoscenza, debito di fratellanza, debito di osservanza puo' ingenerare cotanta obbedienza? ... no, io in tutta fede non posso davvero credere che tutto cio' possa essere avvenuto senza che un accordo di piu' ampio respiro venisse siglato all'interno (e all'esterno) del PD ... e non credo che questo accordo fosse "solo" il governo con il PdL

    davvero io credo che a un certo punto deve essere arrivato un suggerimento di altro ordine, non derogabile, un input che diceva: "ragazzi, non facciamo scempiaggini"

    perche' se devo invece credere tutto questo, se devo credere che in parlamento siedono dei pupazzi, se devo credere che chi guida il PD non ha idea di chi siano i cittadini del Paese che vorrebbero amministrare, se devo credere che esiste qualcuno assai potente (ma anche assai originale) che puo' operare strategemmi tanto complessi che nenache Agatha Crhistie solo per far fuori un segretario un po' scomodo o poco efficace, ebbene, se devo credere a tutto questo, perche' mai dovrei credere che in Italia esiste la sinistra e battermi per questa?

    o forse no ... forse e' proprio il contrario ... forse proprio perche' mi vien da credere che tutto quanto detto e' in fin dei conti assai credibile, forse vale proprio la pena oggi cominciare una nuova battaglia in nome della Sinistra, contenitore sinottico per un sacco di belle cose

    simone

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  14. Egregio sig. Tocci,

    Lei parla di rilancio del centro sinistra, ma con quale coraggio vi presenterete chiedendo il voto agli elettori quando vi siete rimangiati tutti i motivi per cui eravate stati votati? La vostra strategia sul pdr poi é stata la cosa più idiota (relativa alla politica) che ho visto in vita mia, non votiamo Rodota' perché presentato dal m5s, peggio dei bambini d'asilo.
    La vostra base è il motivo della vostra esistenza, senza di loro voi sareste niente, và ascoltata glielo spieghi allo smacchiatore di giaguari.

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