domenica 3 gennaio 2021

Il Politecnico di Roma

Da molto tempo sono convinto che Roma abbia bisogno di un Politecnico, di un centro propulsivo di crescita e condivisione della conoscenza. Non un nuovo ateneo, ma un connettore tra il sistema città e le attuali strutture di ricerca e di alta formazione. Ne ho parlato nell'ultimo capitolo del libro Roma come se (pp.  251-3) e poi con l'amico Marco Simoni abbiamo rilanciato la proposta in un articolo sul Messaggero del 9 dicembre 2020, che si può leggere di seguito.


Dopo l’Istituto Italiano di Tecnologia a Genova e, quindici anni dopo, lo Human Technopole a Milano nell’area dell’Expo2015, il governo intende creare altri poli di aggregazione scientifica nel nostro paese. Il Presidente Conte ha annunciato recentemente un nuovo polo internazionale per l’Agri-Tech a Napoli, oltre alle iniziative già recentemente lanciate del centro di super computer a Bologna e quello per l’intelligenza artificiale a Torino. Come è evidente c’è una grande assente da questo piano tanto importante quanto condivisibile: Roma. 

Attenzione: non si tratta di sollevare una polemica o di una rivendicazione territoriale, ma di un bisogno economico e di sviluppo del Paese che non può più permettersi una Capitale che indietreggia. Roma non è solo un centro amministrativo, è una Capitale scientifica e tecnologica, ancora alimentata da un grande Novecento: la fisica di Fermi e Amaldi, la scuola di matematica di Volterra ed Enriques, l’informatica di Ruberti, i satelliti di Broglio, l’Istituto di Sanità di Marotta, il Cnen di Ippolito, i radar della Selenia. Roma esercita un’influenza economica diretta su un terzo del Paese, e una indiretta proiezione globale fondamentale per tutta l’Italia. 

Noi pensiamo dunque che sia il momento di investire in un nuovo Politecnico di Roma, anche con le risorse del programma Next Generation EU. Non deve essere un altro ateneo che si sovrappone a quelli esistenti, ma un centro propulsivo di crescita e diffusione della conoscenza, in grado di connettere le migliori risorse delle università e dei centri di ricerca, di coinvolgere le imprese romane nelle sfide tecnologiche e di mobilitare i luoghi urbani della creatività. Deve essere una struttura pubblica di alta competenza scientifica, indipendente da condizionamenti burocratici e baronali o di piccolo cabotaggio politico, capace di connettere Roma al resto del mondo, alle sue tendenze più dinamiche, avendo l’ambizione di modificarle e orientarle. 

Il nome Politecnico andrebbe utilizzato nel significato moderno di concatenazione di saperi, che unisce e supera le distinzioni disciplinari. Per affrontare i grandi problemi della contemporaneità, dal cambiamento climatico, alle grandi sfide delle migrazioni, alla nuova questione sanitaria aperta dalla pandemia non sono più sufficienti gli specialismi isolati e separati. Scienze naturali, tecnologia, humanities, economia, sociologia, scienza dei dati devono essere incluse e comprese per promuovere la crescita e l’applicazione della conoscenza in tutti i processi di trasformazione della capitale. 

Per superare la crisi di produttività del sistema economico bisogna costruire ponti tra università, centri di ricerca e imprese sia nei settori strategici per il futuro che nei settori più tradizionali. Non deve più accadere che preziose intuizioni e invenzioni rimangano chiuse nei laboratori senza trovare la via della produzione e della commercializzazione o di miglioramento della qualità urbana. 

Il Politecnico di Roma assume la multidisciplinarietà come metodo per rafforzare e valorizzare il nostro passato che è la nostra identità, e per affrontare il futuro offrendo risposte alla vita quotidiana delle persone. Da un lato può diventare la più importante istituzione internazionale per la promozione delle scienze dell’antichità, che sviluppa ricerca e formazione negli studi classici: archeologia, restauro, archivi, storia dell’arte, latino, greco. Dall’altro lato può essere un faro di punta nelle tecnologie e nelle conoscenze necessarie all’economia dello sviluppo sostenibile: fisica, chimica, matematica, ingegneria, intelligenza artificiale. 

Crediamo che l’idea del Politecnico possa svilupparsi solo se sentita come propria dalla città e prima di tutto dalle sue istituzioni della scienza e della formazione. E se ispirata dal valore guida del servizio. Primo, il servizio alla comunità scientifica, col sostegno alle iniziative che posizionano Roma sulle frontiere tecnologiche di livello internazionale. Secondo, il servizio alle aziende per esempio mediante programmi di ricerca applicata a effettivi processi di innovazione. Infine, servizio alle persone, attraverso un rapporto organico con la città. L’economia dei cicli di vita, del suolo, dell’acqua, del cibo, dei rifiuti e dell’energia ha bisogno di socializzare i saperi contemporanei. I cittadini romani devono poter godere della scienza e della tecnologia che spesso già oggi nasce nell’Urbe e poi però si sviluppa altrove. 

Soprattutto: attraverso le azioni che abbiamo citato il Politecnico potrà alzare la domanda di innovazione anche direttamente, ad esempio attraverso un rapporto collaborativo con le istituzioni pubbliche che innervi i capitolati di appalto di requisiti favorevoli alle sperimentazioni tecnologiche, alle performance ambientali, al protagonismo sociale. Un nuovo, forte e indipendente Politecnico può sviluppare l’intelligenza sociale di Roma dando forma a una grande politica dell'innovazione per attivare la transizione tecnologica del sistema produttivo, per modernizzare i servizi pubblici, innalzare la qualità del lavoro e adeguare le competenze diffuse della popolazione alle nuove sfide, rimuovendo quelle disuguaglianze di accesso alla conoscenza che il lockdown ha svelato. 

In questo modo, proprio dalla principale città italiana, può emergere una risposta nuova alla crisi della democrazia in cui viviamo da ormai due lustri. Finora le reazioni sono state di tipo regressivo verso la sfiducia e la chiusura. Al contrario, basandoci sull’innovazione, la ricerca e la formazione, possiamo disegnare una risposta concreta e plausibile, una nuova democrazia della cittadinanza, costituita di apertura, di solidarietà e di progresso. 



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