sabato 14 febbraio 2026

Il Belvedere Cederna riapre ai cittadini

Siete tutti invitati all'inaugurazione del Belvedere Cederna lunedì 23 alle ore 11.30. Il Sindaco Gualtieri e l'assessora Alfonsi riapriranno al pubblico la magnifica terrazza sui Fori e il Colosseo. Si trova all’altezza della cresta dell’antica collina Velia, che da questo sperone proseguiva verso la Basilica di Massenzio. Come è noto, la Collina venne sbancata dal Duce per aprire la prospettiva dal balcone di Palazzo Venezia verso il Colosseo e realizzare la grande strada delle parate militari, ma anche durante l'epoca classica subì molte trasformazioni.  

Il Belvedere è uno spazio pubblico, tanto piccolo quanto prezioso, dove prendere una pausa, darsi un appuntamento, partecipare a eventi culturali, e anche studiare, lavorare e perché no? anche giocare. Vogliamo riportare la vita quotidiana dei romani e dei visitatori nel cuore dell’area archeologica. 

Esso si colloca sul percorso della Nuova Passeggiata Archeologica, il grande anello ciclo-pedonale che abbraccia tutta la città antica, ormai in fase di completamento sulla base del progetto del gruppo Labics, Orizzontale e Openfabric vincitore del primo concorso internazionale di architettura. Entro l'anno sarà completato il nuovo allestimento di via dei Fori e si concluderanno molte altre opere di restauro e di riqualificazione già in cantiere. Si tratta di un ulteriore passo avanti dell'ambizioso progetto per il Centro Archeologico Monunentale (CArMe) avviato dalla giunta Gualtieri. 

L'inaugurazione sarà anche l'occasione per ricordare, con un discorso di Francesco Erbani, l'opera di Antonio Cederna a trent'anni dalla scomparsa. Il nostro maestro è stato il defensor civitatis che ha combattutto tutta la vita per salvare dalle sopraffazioni il patrimonio culturale e ambientale di Roma. In particolare, la sua idea di un grande triangolo di storia e natura dai Fori all'Appia Antica è per noi oggi fonte di ispirazione nel definire il Piano Strategico del CArMe.

Al Belvedere si arriva dal Clivo di Acilio, la salita che si trova all’inizio di via dei Fori, sul lato destro, dopo l’uscita dalla stazione metro B del Colosseo.

Chi vuole sapere di più può leggere di seguito un testo di approndimento storico e progettuale sul Belvedere e il suo inserimento nel contesto del progetto CArMe. 



IL BELVEDERE CEDERNA DA RISCOPRIRE

Con l’inaugurazione del Belvedere Cederna si restituisce ai cittadini uno dei più affascinanti panorami di Roma, davanti al Colosseo, alla Basilica di Massenzio e ai Fori.

È anche l’occasione per ricordare l’opera di Antonio Cederna a trent’anni dalla scomparsa, nell’agosto del 1996. Il sindaco Rutelli decise pochi mesi dopo di intitolargli questo luogo, appena ripulito da una lunga incuria. Ebbe subito un certo successo tra i romani e i visitatori, ma poi si dovette smantellarlo, una decina di anni fa, per dare avvio al cantiere della stazione della metro C. A conclusione di quest’opera il Belvedere è stato ricostruito e oggi torna al libero godimento della cittadinanza.

Non è solo un luogo bellissimo, esso riveste anche una grande importanza storica.


Ci troviamo, infatti, all’altezza della cresta dell’antica collina denominata Velia, che da questo sperone proseguiva verso la Basilica di Massenzio. Come è noto, la Collina venne sbancata dal Duce per aprire la prospettiva dal balcone di Palazzo Venezia verso il Colosseo e realizzare la grande strada delle parate militari. Di questa trasformazione abbiamo una preziosa descrizione nella pittura di Maria Barosso, una donna all’avanguardia nel suo tempo che univa alla competenza archeologica una spiccata sensibilità artistica. Come capitava spesso alle donne di talento, la sua figura venne oscurata, ma si è deciso di curare la memoria della sua opera nella bellissima mostra, realizzata dalla Sovrintendenza Capitolina e dall’Università Sapienza, alla Centrale Montemartini. Vi consiglio di andare a vederla. E potrete ammirare anche altri reperti, fortunatamente recuperati, come il compitum Acilium, il piccolo santuario augusteo del “quartiere Acilio”, la cui memoria si volle mantenere nel nome dell’attuale rampa di salita al Belvedere Cederna.

La Velia è stata la più sfortunata collina di Roma, anche prima dello sbancamento fascista. Al centro del sistema topografico valle del Foro-valle dell’Anfiteatro-Palatino-Esquilino, fu coinvolta in ripetuti progetti urbanistici ed edilizi di grandissimo impatto materiale e simbolico che ne hanno progressivamente ridotto estensione ed elevazione, a partire dal fronte della Via Sacra. 

Prima Augusto (con un edificio di recentissima scoperta sotto la Basilica di Massenzio), poi Nerone (che, dopo l’incendio del 64 d.C., qui promosse un rivoluzionario piano urbano a schema regolare), poi Domiziano (che su quella pianificazione costruì i magazzini imperiali delle spezie), di seguito Adriano (che vi eresse il più grande tempio dell’Urbe, dedicato a Venere e Roma), poi Massenzio (che scelse il luogo per l’immensa Basilica poi intitolata a Costantino). 

Di conseguenza, solo l’estremo lembo settentrionale dell’antico colle si conserva nel Belvedere e nei pressi del giardino della Villa Silvestri – Rivaldi edificata, a partire dagli anni quaranta del Cinquecento, da Eurialo Silvestri, cameriere segreto di papa Paolo III Farnese e “dirimpettaio” del cardinal nepote Alessandro, artefice degli Orti Farnesiani del Palatino. Ad oggi, la villa rinascimentale e il sottosuolo del suo giardino conservano l’ultimo resto della stratificazione archeologica e monumentale della antica Velia, in una successione edilizia ed urbanistica che, dopo le ricerche, gli scavi e i restauri, in corso e programmati, potrà restituire una pagina estremamente significativa della storia della città.

Desidero complimentarmi con il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e l’assessore alla cultura Simona Baldassarre per aver aperto le porte con visite guidate che hanno consentito a molti romani di scoprire l’area verde del Palazzo. Siamo disponibili a collaborare con la Regione per integrare il nostro Belvedere con il Giardino, in modo che i cittadini possano fruirne liberamente, senza i vincoli delle competenze delle diverse amministrazioni. Con lo stesso spirito collaborativo seguiamo con attenzione il progetto del Ministero della Cultura per il restauro del Palazzo, che è già iniziato, con un cantiere scuola dell’Istituto Centrale del Restauro, negli stupendi affreschi rinascimentali. Restituire alla città il complesso architettonico, artistico e paesaggistico di Rivaldi è una delle opere più impegnative e più ambiziose dei prossimi anni nell’area archeologica.

Il Belvedere non è solo un panorama, non è solo un sito ricco di storia, ma è anche uno spazio pubblico, tanto piccolo quanto prezioso, dove prendere una pausa, darsi un appuntamento, partecipare a eventi culturali, e anche studiare, lavorare e perché no? anche giocare. Vogliamo riportare la vita quotidiana dei romani e dei visitatori nel cuore dell’area archeologica.

È decisivo tenere insieme la molteplicità delle forme di fruizione dei monumenti: condivisione dell’esperienza dei luoghi e crescita della conoscenza storica, godimento degli spazi pubblici e produzioni culturali, eventi pubblici e riflessioni personali. Alla ricchezza del nostro patrimonio culturale vogliamo coniugare la qualità delle relazioni sociali. 

Sul valore civile del patrimonio culturale è stato maestro per tutti noi Antonio Cederna. Della sua opera Francesco Erbani ci offrirà durante l’inaugurazione una vivida sintesi. Vorrei sottolinearne alcuni aspetti di grande attualità.

Il contributo più profondo e duraturo è stato la crescita della consapevolezza dei cittadini riguardo alla tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale. Il suo esempio è stato di stimolo per la crescita di una variegata esperienza di cittadinanza ambientale. Spesso a partire da un suo articolo nascevano associazioni che si mobilitavano sul tema da lui proposto. Oppure altri movimenti già impegnati su determinate battaglie prendevano coraggio e ampliavano il consenso mettendo a frutto il suo sostegno. Se oggi il tema della riconversione ecologica e del valore della cultura è al centro del dibattito pubblico lo si deve anche alla sua funzione educativa. Questa sensibilità è uno stimolo positivo per la Giunta Gualtieri e costituisce anche un baluardo per fronteggiare eventuali ritorni al passato di deturpazione dei beni pubblici.

Il figlio Giulio ha appena mandato alle stampe per Donzelli un libro (Nella polvere e negli sputi. Crescere nell'Italia del boom) che ci ricorda un aspetto forse trascurato dell’opera paterna: l’intensa sensibilità educativa e l’attenzione verso le condizioni di vita delle bambine e dei bambini. Colgo l’occasione per ricordare il lavoro davvero prezioso che Giulio porta avanti insieme ad altri nel tessere relazioni di qualità pedagogica e culturale tra le scuole e il quartiere di Tor Bella Monaca.

Durante l’inaugurazione del Belvedere il figlio Giuseppe ci regalerà un saggio della sua arte teatrale leggendo alcuni testi del padre, che ne restituiscono la passione civile e la maieutica ironia. 


Antonio Cederna è stato il più brillante defensor civitatis di Roma. Ha operato come i magistrati del tardo impero incaricati di proteggere i cittadini dagli abusi di potere. Fin da giovane si è battuto per difendere il patrimonio culturale e ambientale dai tanti tentativi di spoliazione.

Senza il suo impegno civile, solo per fare un esempio, la via Appia oggi sarebbe un misero corridoio di asfalto tra due file di palazzine di lusso. Pur non disponendo di alcun potere è riuscito a salvare tanti monumenti e parchi facendo conto solo sulla fervida intelligenza, il rigore morale, l’indignazione civile e la penna sobria ma pungente.

E non si limitava alla denuncia, sapeva farsi ascoltare anche da chi la pensava diversamente e in molti casi dai reggitori della cosa pubblica. Perfino il suo articolo più polemico si concludeva quasi sempre con una proposta positiva. Così possiamo ricordare di lui i brillanti risultati della pars destruens, ma anche le efficaci soluzioni nella pars construens. Memorabile, per esempio, fu il suo intervento in una seduta notturna dell’Assemblea Capitolina (15-10-1987), quando tutti i consiglieri di maggioranza e di opposizione si radunarono intorno al suo scranno per acclamare la proposta di localizzazione dell’attuale Auditorium. La sua indicazione fu approvata all’unanimità e concluse un dibattito che si era trascinato senza soluzione da oltre vent’anni.

Di grande valore politico e normativo, inoltre, fu il suo disegno di legge per Roma Capitale depositato alla Camera nella X legislatura (aprile 1989). La priorità assoluta era la realizzazione del sistema di natura e storia dai Fori all’Appia Antica, il grande triangolo di mirabili paesaggi e di preziosi monumenti che si distende dal Campidoglio fino ai Castelli. Questa idea viene ripresa, anche con diverse soluzioni, dall’amministrazione Gualtieri con il progetto CArMe.

Entro l’anno porteremo all’esame del dibattito pubblico e all’approvazione dell’Assemblea Capitolina il Piano Strategico che ci dirà come si trasformerà l’area in futuro. Il poderoso investimento infrastrutturale in corso nell’area, con il prolungamento della metro C nel centro storico e poi fino alla Farnesina, ci consentirà di superare l’indegno uso novecentesco dei Fori come corridoio dei flussi meccanizzati di traffico tra centro e periferia. Già con la realizzazione della prossima stazione a piazza Venezia si potrà eliminare totalmente la funzione carrabile, anche degli autobus dopo le automobili cancellate dieci anni fa, e di pedonalizzare integralmente l’area, servendola con una mobilità dolce di accesso e non più di attraversamento. Tutto ciò aumenterà i gradi di libertà della trasformazione e renderà possibile, come mai in passato, la progettazione di un più ambizioso assetto urbanistico del Centro Archeologico Monumentale che sarà regolata appunto dal Piano Strategico e progettato mediante nuovi e più impegnativi concorsi internazionali.

Nel frattempo, però, volevamo far vedere ai romani qualcosa di bello e quindi abbiamo avviato un Programma Operativo costituito da un insieme di restauri e riqualificazioni che si concluderanno entro il 2027, uno straordinario investimento pubblico di circa 200 milioni derivante dai fondi del Giubileo e del PNRR. 

C’è un’opera che riassume tutte le altre del CArMe, è la Nuova Passeggiata Archeologica. Un grande anello ciclo-pedonale che abbraccia i monumenti della città antica: sono già realizzati i tratti di via S. Teodoro e di via di S. Gregorio, la quale non è più lo stradone automobilistico, ma una promenade ciclopedonale in asse con l’Arco di Costantino. 



In queste settimane sono iniziati i lavori sugli altri due tratti a via dei Cerchi e a via dei Fori. Entro l’anno quindi completeremo la Passeggiata sulla base del progetto del gruppo Labics, Orizzontale e Openfabric, scaturito dal primo concorso internazionale di architettura.

La chiamiamo Nuova alludendo alla storica Passeggiata Archeologica ideata dal ministro Guido Baccelli, forse la migliore opera della giovane Capitale.

Nella sua materialità è una trasformazione semplice, ma speriamo diventi un’opera cognitiva capace di modificare la visione.

Primo, come percezione. Oggi interpretiamo l’area solo mediante i suoi attrattori, andiamo a visitare il Colosseo, i Fori o il Circo Massimo. La Passeggiata, invece, ci aiuterà a scoprire il CArMe come un sistema storico e paesaggistico, in cui la bellezza di ciascun monumento risplende in relazione agli altri monumenti, in cui la città antica dialoga con la città contemporanea.

Secondo, come narrazione. Lungo il percorso si racconterà la realizzazione di tutte le altre opere del Programma Operativo, in parte già completate e altre in cantiere. La Passeggiata sarà come una collana che via via si arricchirà di tante pietre preziose.

Per esempio, a fine anno avremo la nuova via dei Fori, con un pavimento continuo in sampietrini, arricchito da un arredo elegante e da una generosa dotazione di verde che oltre ad arricchire il paesaggio offrirà una gradita frescura nella stagione estiva. Non solo sarà confermata la prospettiva novecentesca da piazza Venezia al Colosseo, ma si apriranno nuovi angoli visuali sul paesaggio dei Fori; molto importante sarà la realizzazione di un nuovo percorso trasversale, lungo la direttrice dell’antica via Bonella, che riaprirà la relazione tra il rione Monti e il Carcere Mamertino, davanti all’Arco di Settimio Severo con la più bella terrazza sul Foro Romano, per troppo tempo rimasta isolata.

Miglioreremo anche la dotazione dei servizi, a cominciare dalla riqualificazione dell’infopoint di via del Tempio della Pace, che si trova proprio all’inizio della scalinata del Munoz che porta al Belvedere. 

La Passeggiata Archeologica, quindi, valorizza la molteplicità della dimensione orizzontale del CArMe, ma vogliamo riscoprire anche la dimensione verticale, strettamente connessa all’orografia antica dei colli affacciati sulla valle, che purtroppo è stata dimenticata a causa della prorompente orizzontalità della via dei Fori.

La molteplicità verticale del CArMe è costituita da quattro livelli. Il livello urbano è costituito dalla nuova via dei Fori, di cui sopra. Poi c’è in basso il livello archeologico, in questo momento interessato da molte opere di riqualificazione e di scavo: alla Basilica Ulpia, al Foro di Cesare, a via Alessandrina, al portico di Traiano, allo scavo del tempio della Pace e al restauro del grande muro di separazione dall’antica Suburra. 
 
 

Ancora più in basso le stazioni archeologiche della metro svelano una Roma sotterranea ancora sconosciuta. Da quella di piazza Venezia si potranno vedere gli Auditoria di Adriano e si potrà accedere direttamente al Foro di Traiano. Ma soprattutto consiglio, a chi non l‘avesse ancora vista, di visitare la nuova stazione del Colosseo, che ha avuto già un grande successo di critica e di pubblico anche internazionale. E’ una sorta di museo quotidiano aperto ai viaggiatori. E racconta la storia dello sbancamento della collina negli anni trenta. Per esempio, con la ricostruzione dei pozzi che scendevano dalla cresta fino al livello dell’attuale foyer della metropolitana.

Infine, il quarto livello, più in alto è quello delle Terrazze che riprendono le visuali panoramiche dei colli arcaici e delle reinterpretazioni rinascimentali che ne hanno proposto le ville aristocratiche: Aldobrandini, Rivaldi, Horti Farnesiani.

La riapertura del Belvedere Cederna, quindi, è un inizio di questa strategia di riscoperta della verticalità del CArMe. Ma sono in programma o già realizzati altri interventi di riscoperta dei Colli: il Celio con la Forma Urbis e la Casina del Salvi appena tornata alla funzione ottocentesca di coffee-house con la terrazza davanti al Palatino e il parco in corso di riqualificazione a cura del Dipartimento Ambiente dell’assessora Alfonsi, che ha curato anche la riapertura e l’abbellimento del Belvedere.

Sempre nella verticalità, sono in corso altre opere su Colle Oppio, una in particolare stupirà i romani e gli osservatori internazionali, con l’apertura del grande ambito ipogeo contenente l’affascinante affresco del paesaggio di una città antica. Ancora, il restauro di Villa Aldobrandini, a cura dell’assessorato all’Ambiente, che presto consentirà di riaprire al pubblico il fantastico giardino.

Nel programma della verticalità ha una grande importanza il restauro della Torre dei Conti, che oltre a testimoniare la presenza dell’epoca medievale, troppo trascurata in passato, apre sulla terrazza una visione ravvicinata e completa del paesaggio archeologico. Rifletteremo sulla tragedia, che purtroppo è costata la vita di una bella persona, un padre di famiglia, un operaio appassionato del proprio lavoro. È in atto un ardito lavoro di consolidamento e contiamo di riprendere il restauro della struttura, dopo un necessario ripensamento del progetto, per farne il maestoso landmark tra i Fori e la città.

In conclusione, l’inaugurazione del Belvedere non è un evento isolato, si restituisce alla città un luogo che è parte integrante della complessa e ambiziosa strategia del progetto CArMe.

E sono certo che oltre ad ammirare la bellezza del luogo molti cittadini dedicheranno un pensiero ad Antonio Cederna. Al suo impegno civile la nostra città deve un corale ringraziamento.

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