Articolo pubblicato sul quotidiano L'Unità del 6 Marzo 2014.
È capitale la crisi della capitale. La reputazione di Roma si è consumata, le istituzioni sono state commissariate e la cittadinanza è rimasta attonita. Un decreto che mette una pezza sui conti serve a poco se manca un progetto per il futuro. Occorre una scossa, una coraggiosa riforma.
Il punto di partenza sarebbe l’eliminazione del Comune di Roma. Alemanno ne ha demolito le strutture portanti mentre all’esterno sostituiva le insegne con quelle di Roma Capitale. Ma già da tempo l’amministrazione capitolina è obsoleta, perché troppo grande e insieme troppo piccola. È troppo grande per il governo di prossimità dei servizi ai cittadini e della vita di quartiere, ed è troppo piccola per il governo dei processi ormai dilagati a scala regionale, nella demografia, nell'economia, nei trasporti, nell'ambiente e nell'urbanistica. La dimensione locale dovrebbe essere affidata agli attuali Municipi, trasformandoli in Comuni in grado di rispondere direttamente ai cittadini senza perdersi in rimpalli di competenze. L’area più vasta dovrebbe essere governata esclusivamente dalla Città Metropolitana, cancellando anche l’attuale Provincia. È una riforma attesa da vent’anni che si può fare in venti giorni, con un semplice emendamento al disegno di legge Del Rio sugli Enti Locali in approvazione al Senato.
Un passo ancora più ambizioso potrebbe venire dalla revisione del Titolo V della Costituzione, indicata come priorità da Renzi. Se si vuole una riforma davvero incisiva bisognerà ridurre il numero delle attuali venti Regioni, condizione essenziale per un serio federalismo alla tedesca. Le Regioni più grandi ritaglierebbero lo spazio per una più piccola Regione romana, che svolge le funzioni di capitale e assorbe la Città Metropolitana. Proprio come avviene a Berlino, che è insieme un Land, una capitale e un’amministrazione cittadina.
Verrebbe superata l’attuale Regione Lazio, che è un'invenzione amministrativa. La pianura Pontina, gli Appennini Sabini e Volsci e l’Etruria meridionale hanno ben poco in comune in senso storico e geografico. Questi territori potranno confluire nelle macro-regioni dell’Italia centrale oppure partecipare alla nuova Regione di Roma, che in tal caso si allargherebbe oltre l’attuale confine provinciale. Le quattro istituzioni esistenti - Regione Lazio, Provincia, Comune e Municipi di Roma – sarebbero sostituite da due semplici livelli: la Regione di Roma più i Comuni, sia quelli dell’hinterland che i nuovi all’interno della città.