La svendita di un paesaggio del Palatino, l'installazione di una struttura straniante e invasiva, la preclusione per tre mesi di una parte della vista nell'area archeologica: con il musical di Nerone la volgarità ha superato la responsabilità nel governo dei beni culturali.
Gli spettacoli nelle aree storiche si possono fare, purché ben concepiti. Questo ha già ottenuto gli sberleffi dalla stampa internazionale. Ne ricordiamo altri che hanno dato lustro alla città. La prima mondiale del Napoleon di Abel Gance appena restaurato - organizzata da Nicolini e dal ministro francese Lang - fu un successo internazionale, suscitò l'emozione popolare e impegnò l'area solo per un giorno. Anche il concerto di Paul McCartney ai Fori organizzato da Veltroni fu un evento mondiale. In entrambi casi le strutture erano collocate nelle piazze, senza invadere come in questo caso le basi monumentali.
La differenza è semplice: governare con un progetto oppure gestire dando retta al primo che passa. Tuttavia la penuria di progetti è una malattia curabile con buone procedure. Se si voleva uno spettacolo davanti al Colosseo si poteva ricorrere a un concorso internazionale per mettere in competizione i migliori artisti del mondo. E si sarebbe ottenuto anche un beneficio economico maggiore. Invece si è certificata la congruità di un canone di circa cinque mila euro al giorno, che non basterebbero neppure per un convegno in un hotel di periferia. È apprezzabile la disponibilità a un ripensamento da parte di Franceschini; ma perché solo per il prossimo anno? Se si riconosce l'errore è necessario correggerlo subito.
