Ho partecipato con grande piacere al nuovo numero della rivista Parolechiave. Il volume è acquistabile a questo link, mentre il mio saggio, dal titolo "Tecnica e decisione", lo trovate in formato pdf qui.
Ecco l'abstract:
Ecco l'abstract:
Da ogni parte si leva sempre più ossessiva la richiesta della Decisione. Dalle chiacchiere da bar ai luccicanti talk-show, dalle assemblee elettive ai think-tank, dai summit delle diplomazie ai forum dei poteri economici. Più se ne invoca la presenza più se ne constata l’assenza. Eppure, il trionfo della tecnica mette a disposizione conoscenze e strumenti mai visti prima che dovrebbero creare le migliori condizioni per prendere decisioni.
Il trentennio liberista è cominciato proprio in polemica con la presunta irresolutezza delle istituzioni del trentennio Glorioso. Fin dalla Trilaterale la causa venne attribuita al sovraccarico di domande che bloccava le democrazie occidentali e si è proceduto a restringere la rappresentanza sociale per delegare alle oligarchie burocratiche ed economiche le soluzioni dei problemi. Tuttavia, all'esaurimento del ciclo si è rivelata clamorosamente l'incertezza delle classi dirigenti nel governare la grande Crisi. Gli americani sono stati col fiato sospeso per il rischio di bancarotta del Fiscal Cliff. Gli europei hanno messo in pericolo l'euro per non aver saputo risolvere il problema davvero modesto del debito greco.
Non è bastato alleggerire il “sovraccarico della democrazia” per risolvere il problema del governo di società complesse. Perciò la Decisione viene invocata di nuovo con la stessa intensità degli anni settanta, quando maturò la crisi del modello keynesiano. Ma la delusione è oggi più grande proprio perché la promessa era nel cuore del liberismo.
Lo smacco alimenta il rancore ma non toglie lo scettro a quelli che hanno preso il potere. Annunciano riforme e le chiamano “strutturali” per accentuare la profondità del mutamento, ma in realtà esse servono ad omologare i sistemi politici sempre più simili a piloti automatici che seguono un manuale di governo standardizzato a livello sovranazionale. Dal punto di vista dei cittadini tutto ciò esaspera la contraddizione tra le parole e i fatti e aumenta la domanda di un vero cambiamento che non potendo essere soddisfatto dagli automatismi viene evocato dall’annuncio di nuove riforme. L’opinione pubblica è come una carovana nel deserto che cerca la frescura di vere decisioni, ma rimane vittima di miraggi che una volta svelati aggravano la delusione. Tutto sembra deciso nella penuria della Decisione.