venerdì 18 dicembre 2020

L'alleanza dell'umiltà

In occasione della presentazione del libro Roma come se ho ripreso l'idea di una Lista Civica, che avevo proposto già lo scorso anno. Purtroppo stavolta è stata fraintesa da alcuni e quindi sento il bisogno di chiarirla, rielaborando il brano dedicato all'argomento durante il mio discorso (che si può ascoltare nella versione originale, a un'ora e 39 minuti).


Il libro non parla dell'attualità politica, ma implicitamente è un'esortazione a darsi una mossa per la ormai vicina campagna elettorale. 

Sono sconcertato dal ritardo dei nostri partiti, di tutti, quelli radicali, riformisti e centristi. La mobilitazione elettorale doveva essere già partita da tempo. La coalizione avrebbe dovuto già decidere il candidato Sindaco e almeno cento membri della sua squadra, e dovrebbero essere già operativi. Ci vorrebbe già un programma non meramente cartaceo, ma una serie di impegni da discutere e condividere con le forze sociali e culturali. Dovrebbe essere già pronta un'organizzazione della campagna nel territorio e una convincente strategia comunicativa. 

Nella campagna elettorale del '93 partimmo con due anni di anticipo. Rutelli organizzò una squadra plurale con esponenti dei vecchi partiti e molte persone nuove agli incarichi pubblici, ma ricche di competenze e di rappresentanze sociali. Riuscimmo a realizzare opere per la città fin dai primi mesi del nostro mandato perché la squadra era già affiatata nel lavoro comune della lunga campagna elettorale. Alcuni progetti erano definiti fin nei dettagi tecnici, per esempio l'attivazione della linea ferroviaria Monterotondo-Fiumicino che fu l'incipit della cura del ferro. Andammo in giro nelle città europee per copiare le migliori innovazioni, per esempio da Barcellona imparammo che le centopiazze potevano suscitare un nuovo riconoscimento dei luoghi e restituire la fiducia nel cambiamento, in una Roma a quel tempo ferita e depressa non meno di oggi.

Niente di tutto ciò si vede all'orizzonte. La coalizione del centrosinistra è chiusa a discutere in un tavolo senza alcuna attività esterna. Le poche iniziative sono prese dai candidati singoli e da associazioni, in tante meritorie ed "eccellenti solitudini", come dice Sabrina Alfonsi. 

La principale responsabilità del vuoto politico è da addebitare ai partiti più grandi. Sarebbe un bel gesto se M5S e PD riconoscessero la loro impreparazione. I grillini dal governo hanno deluso le aspettative dei loro elettori. I democratici dall'opposizione non hanno creato un'alternativa politica e progettuale. Al governo stanno lavorando insieme mentre a Roma sono lacerati da un aspro conflitto tra maggioranza e opposizione, pienamente giustificato a mio avviso dal fallimento della giunta Raggi. Però il rapporto tra loro si può volgere in avanti stipulando una sorta di alleanza dell'umiltà: dovrebbero decidere insieme di non presentare i propri simboli nella competizione elettorale, chiedendo di fare altrettanto agli altri partiti della coalizione. Questo passo indietro lascerebbe il campo libero per la costituzione di una grande e unitaria Lista Civica unitaria per la rinascita di Roma. 

Dovrebbe essere un Forum permanente tra gli esponenti della coalizione politica e i rappresentanti delle forze sociali, delle produzioni culturali, delle associazioni e delle esperienze di cittadinanza attiva, aperto anche al contributo di singoli cittadini. Un luogo di iniziativa e di confronto tra tutte le persone che operano quotidianamente per il cambiamento della città, nei quartieri, nel lavoro, nella cura dell'ambiente, nelle innovazioni produttive, nella cultura, nell'educazione, nel volontariato. Un luogo accogliente per scambiarsi le esperienze e per elaborare un convincente programma di governo. Un presidio del territorio, tramite il coordinamento dei soggetti promotori nei quartieri, per ricostruire il radicamento sociale soprattutto in periferia. Un ambiente favorevole alla crescita di una nuova classe dirigente, creando un amalgama tra gli esponenti delle istituzioni e dei partiti - ci sono molte persone in gamba nel PD e nel M5S e nella coalizione - e altre persone non ancora impegnate in politica, soprattutto giovani competenti, appassionati e già attivi nella società. La novità della Lista Civica, a mio avviso, susciterebbe la mobilitazione degli elettori di centrosinistra e forse convincerebbe anche gli astensionisti. Sarebbe una forza elettorale irresistibile. Sarebbe capace di vincere le elezioni non per la solita paura di Salvini, ma per un progetto di governo condiviso e quindi anche realizzabile.

Ecco, alla fine, dopo gli alati discorsi sulla città, sono tornato al che fare; riemerge la mia educazione all'attivismo politico. Vorrei impegnarmi nella battaglia per la rinascita di Roma, ma non nelle prime file. Vorrei contribuire dalle retrovie.

Stasera è ritornata la domanda di cari amici sulla mia candidatura. Li ringrazio, so che la ripropongono con affetto e stima, ma ho deciso di no almeno venti anni fa. Per due motivi, uno politico e l'altro personale, che riassumo qui, spero in modo definitivo. 

Primo, appartengo a una generazione di politici che hanno governato negli anni novanta e primi duemila. Dopo le sconfitte hanno preteso di mantenere il comando, invece di favorire per tempo il ricambio generazionale. Che di conseguenza è arrivato in modo traumatico con la rottamazione, ma alla fine sono stato sconfitti tutti, sia i rottamati sia i rottamatori. Non ho mai condiviso tutto ciò e, proprio in queste aule del Senato, mi è toccato fare il dissidente, dopo una vita spesa nella disciplina di partito. Oggi, per me sarebbe grottesco tornare nelle prime file: farei proprio ciò che rimproveravo ai miei coetanei.

Sul piano personale, infine: amministrare il Comune da Vice Sindaco è stata l'esperienza politica più appassionante della mia vita. Però, quando le cose belle finiscono bisogna lasciarle andare, soprattutto se si tratta di incarichi pubblici. Si deve creare una distanza, che è il modo migliore per valorizzare i risultati raggiunti - ancora più brillanti se confrontati con l'oggi - e anche per vedere i limiti e gli errori, come ho cercato di fare nel libro.

L'ho scritto per incoraggiare i giovani che desiderano impegnarsi per il governo della città, sia nelle istituzioni sia nella società. Non voglio consegnare loro le nostre vecchie soluzioni, già chiuse e impacchettate con un fiocco. Una testimonianza critica, credo, sia più utile per loro, può aiutarli a cercare nuove vie.

D'altronde, anche per me la memoria di quell'esperienza irripetibile è uno stimolo a studiare la città e soprattutto le sue ambizioni per l'avvenire. 

Cercare ancora le soluzioni possibili per Roma: questo è oggi il mio principale impegno civico. 








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